Grazia Traverso espone nel foyer del Teatro Sacco PDF Stampa E-mail
Domenica 27 Gennaio 2013 01:02

La genovese Maria Grazia Traverso è la protagonista di una storia che l'accomuna alle vicende di molti altri artisti, ossia l'essersi scoperta in età giovanile una netta vocazione artistica, aver compiuto anche buoni studi specifici per poi rinunciare ad affrontare l'ascesa al monte dell'arte con totale dedizione.

Una volta Matisse disse a Robert Degarre che solo i vili rinunciano alla pienezza dell'arte per un «miserabile stipendio sicuro», «sicuro come la morte dell'anima, come lo stillicidio suicida cui si condanna l'artista che annulla se stesso». Non si può negare che ciò sia vero, ma occorre considerare che in realtà la morte dell'anima non è tanto dovuta alla rinuncia di una carriera artistica quanto all'invincibile e diuturno rimpianto di essere stati costretti a tale passo.  

Molte situazioni di compromesso temperano la drasticità di Matisse: Particolarmente interessante risulta al proposito la posizione di Fernand Léger, che all'incirca negli stessi anni affermava, e non fu il solo, di voler essere e restare per sempre un dilettante perché soltanto così un artista poteva essere veramente se stesso, lungi dagli obblighi mondani («Dio mio, quanto stucchevoli sono queste penose vernici, in occasione delle quali i presenti devono ascoltare, annuendo e sorridendo, un critico impennacchiato e sovente insulso molto compreso nel suo còmpito di spiegare agli astanti, che fanno finta di capire e invece si annoiano, quello che non ha capito della mia opera»), dalle forzature dei galleristi e dal gusto del pubblico. Concetti ribaditi da Max Pechstein: «Io desidero essere libero di dipingere un quadro al giorno o un quadro all'anno, come voglio e senza dover tener conto del gusto del pubblico, che normalmente dimostra di capire assai poco d'arte. La maggior parte della gente non pensa neppure di intonare il colore della parete al quadro che vi vuole esporre, ma sceglie il quadro in funzione del colore preferito dalla nonna».

Maria Grazia Traverso ha trovato la sua nicchia di compromesso dipingendo secondo ispirazione  e abbinando con professionale serietà il suo lavoro d'artista a quello di donna con molte responsabilità esistenziali. Tuttavia ha sempre saputo tracciare una netta linea di demarcazione fra i pennelli e le necessità pratiche, quelle necessità che non limitano il suo lavoro, ma che, anzi, le consentono di essere una grande dilettante, se con questo termine si intende l'artista libero da qualsiasi obbligo.

La libertà d'essere lontani dal mondo per sovrapporvi il proprio punto di vista artistico è del tutto evidente nei lavori esposti nella bella mostra del Teatro Sacco, allestita da Licinia Visconti, direttrice della Galleria Arte del XXI Secolo, al cui gruppo fa capo anche Maria Grazia Traverso. In essi, oltre alla felicità delle immagini e di una tavolozza discreta quanto intensa, l'artista mostra nettamente una delle doti che meglio la caratterizzano: la capacità di dilatare all'infinito gli spazi, di conferire loro una quasi fisica spiritualità che crea le regioni dello spirito e della fantasia.

La principale ragione che l'ha indotta ad esporre nel foyer del Teatro Sacco è stata l'idea che tanto lei quanto gli autori di teatro e gli attori che trasferiscono i testi sulla scena sono i protagonisti di una straordinaria falsificazione della realtà: la pittrice quando crea sulla parete immagini di una realtà che non esiste facendo ricorso ad un sofisticato bagaglio tecnico e gli autori teatrali allorché mettono mano alle risorse  della parola per allestire spettacoli in cui la finzione si tramuta in realtà sino a coinvolgere gli spettatori in un gioco di sentimenti che paiono loro veri come le porte, le finestre, le prospettive sul mare che non esistono e che pur riescono a suscitare sentimenti.

[Aldo Maria Pero, Gennaio 2013]

 

Ultimo aggiornamento Domenica 27 Gennaio 2013 01:39
 

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