Il raffinato universo dell'incisione PDF Stampa E-mail
Mercoledì 08 Agosto 2012 18:28

Le origini

 

L’incisione d'arte è una tecnica per produrre immagini che, eseguite in incavo o in rilievo su una matrice, possono essere successivamente riprodotte in molteplici esemplari.

Sembra che l’incisione sia stata una tecnica nota in Egitto e in Cina in epoca antichissima, intorno al VII-VI sec. a. C. Le prime stampe su carta furono però eseguite in Cina nel VII sec. d. C. e in Europa soltanto intorno alla metà del Trecento. Vennero inizialmente impiegate delle matrici in legno, donde deriva dal greco il nome di xilografia, per mezzo delle quali venivano riprodotti motivi di carattere popolare. La xilografia si sviluppò nei primi anni del Quattrocento nei Paesi Bassi, in Germania e in Francia, forse quale alternativa alle tecniche per la decorazione dei tessuti, ma esaurì le proprie possibilità espressive entro la prima metà del secolo successivo. Legata inizialmente alle sorti del libro illustrato, versione economica dei manoscritti miniati, e alla divulgazione di motivi e forme delle arti "maggiori" attraverso le immagini devozionali, la xilografia ha conosciuto una breve stagione di alto livello artistico con Albrecht Dürer e altri grandi maestri tedeschi del primo Cinquecento. In Italia si diffuse invece la variante del cosiddetto "chiaroscuro" fino alla metà dello stesso secolo. Dopo quel periodo la xilografia  venne praticamente abbandonata per oltre trecento anni. Il suo impiego fu ripreso infatti solo alla fine dell'Ottocento in clima postimpressionista.

L'incisione su rame o calcografia iniziò la sua storia in Germania e in Italia con qualche ritardo rispetto alla xilografia, ossia nel ventennio tra il 1430 e il 1450. Non soltanto essa raggiunse sùbito esiti altissimi, ma presenta uno sviluppo pressoché ininterrotto sino ai nostri giorni. Essa infatti è stata la forma più diffusa di stampa dalla metà del XV secolo sino al secondo decennio dell'Ottocento, quando fu generalmente sostituita dal procedimento litografico, ma ha conosciuto una vigorosa ripresa nella seconda metà di quello stesso secolo.

Il grande incisore calcografico dei nostri tempi ricorre al torchio per produrre esemplari in piccola serie numerati e firmati. Ciò garantisce un risultato di alto livello artistico il cui valore è marginalmente influenzato dall'esistenza di pochi multipli. In altri termini, chi acquista dall'artista un'incisione ha la certezza di arricchire la propria collezione di un pezzo unico.

Allargando il nostro orizzonte, si può ricordare che nel mondo ellenistico-romano, per esempio, eccellenti artigiani garantirono agli artisti la possibilità di partire da matrici a tasselli per fondere diverse statue di bronzo, ma la difficoltà della tecnica usata, che richiedeva inevitabilmente un successivo intervento manuale di correzione e finitura del getto dopo la fusione, e l'altissimo costo del materiale limitarono la diffusione di quella tecnica alla produzione di piccole serie, composte da esemplari di qualità assai discontinua. È semplice a questo punto comprendere come la tecnica influisca sul prodotto artistico sia indirettamente che direttamente in sede di possibilità formali ed espressive legate all'impiego dei materiali e dei mezzi esecutivi.

L'incisione su legno presenta alcune caratteristiche (limite nella sottigliezza dei tratti, spessore uniforme dell'inchiostro premuto dalla matrice sulla carta) che riducono le possibilità espressive nella rappresentazione di effetti bidimensionali. Per questa ragione nel Quattrocento la xilografia rimase strettamente legata alla sopravvivenza del gusto gotico e alla divulgazione a livello popolare dei risultati di tecniche artistiche più evolute. Un tentativo di adeguarla alle conquiste formali del Rinascimento italiano fu compiuto da Dürer, ma esso rappresenta più un irripetibile tour de force, inteso a conseguire con la xilografia gli effetti formali più raffinati del bulino, che una innovazione destinata ad avere un futuro. In compenso la matrice di legno ha in età contemporanea suscitato l'interesse di alcuni grandi maestri che hanno prodotto opere di straordinaria qualità per un pubblico d'élite.

Dopo che la litografia, salvo rari ed eccellenti cultori, venne acquisita ai nuovi còmpiti di propaganda politica svolti dai giornali soppiantando l'incisione su rame come mezzo per rispondere alle accresciute esigenze di una domanda in continua espansione, quest'ultima riprese il proprio cammino artistico tra fine Ottocento e l'inizio del secolo successivo con opere destinate a piccoli gruppi di intenditori (prima intellettuali ed in séguito anche collezionisti attratti dalla bellezza dei lavori disponibili) e capaci di porsi più o meno sullo stesso piano delle opere "uniche" come dipinti, sculture e disegni.

Per concludere l'excursus storico aggiungeremo che dopo la fioritura della xilografia, grazie al rapido sviluppo tecnico e all’introduzione di matrici in metallo, l'incisione divenne una forma espressiva autonoma, pur continuando a rappresentare, fino all'invenzione della litografia, alla fine del Settecento, e dei procedimenti fotomeccanici (fine del sec. XIX), l'unico strumento disponibile per la riproduzione in serie d'immagini. Persa gradualmente questa funzione, con l'avvento e l'adozione universale dei metodi di riproduzione meccanica, l'incisione divenne esclusivamente un mezzo d'invenzione. Tale concezione, prioritariamente creativa, ha favorito, soprattutto nel Novecento, sperimentazioni di vario genere.

 

Le tecniche

 

Esistono due tipi fondamentali di incisione. La prima è quella in cavo, nella quale le parti che devono risultare inchiostrate sulla stampa vengono scavate in una matrice di metallo. Tale procedimento è caratteristico di tutte le tecniche calcografiche (acquaforte, bulino, puntasecca, ecc.). La matrice – generalmente in rame o zinco, ma anche in acciaio od ottone – può essere incisa in modo diretto, con ferri di varie forme, o in modo indiretto, grazie all'azione corrosiva di un acido. L'inchiostro calcografico viene in un primo tempo distribuito su tutta la lastra e in séguito asportato dalle parti piane della matrice in modo da lasciare inchiostrate solo le parti incise. Il segno stampato risulta d'intensità e spessore corrispondente alla profondità e alla forma di quello inciso sulla matrice.

Il secondo tipo, che ricorre ad un procedimento in rilievo, impiega segni che risultano inchiostrati sulla stampa in corrispondenza delle parti risparmiate. Il risultato finale è quello che risulta bianco in quanto l’inchiostratura è fatta sulla superficie della matrice, in genere con un rullo, e riceve l’inchiostro solo la superficie integra.

La xilografia si avvale come matrice di una tavoletta di legno duro (pero, ciliegio, bosso, ecc.) tagliata nel senso della fibra (legno di filo) o di testa (se invece la tavoletta è stata tagliata perpendicolarmente alle venature del legno).

La linografia è realizzata su matrici di linoleum che, essendo un materiale più uniforme e compatto del legno, richiede meno fatica.

Il lavoro va realizzato con varie "sgorbie" o "pennini" dal filo molto tagliente per ottenere un segno perfettamente pulito. Si tratta di un'operazione molto delicata perché tutto dipende dal tipo di scavo effettuato e dal fatto che è quasi impossibile correggere eventuali eccessi nell'eliminazione del materiale.

Esiste infine il sistema a "legno perso”, impiegato da pochissimi artisti per ottenere effetti particolari, legati di solito ad aspetti sperimentali.

 

Metodi fondamentali d'incisione diretta

 

Bulino - È la tecnica originaria dell'incisione su metallo, particolarmente adatta al rame, un metallo più resistente e compatto dello zinco. Essa prende il nome dal ferro che si usa per incidere: una lama d’acciaio con punta affilata e tagliente a sezione romboidale, triangolare o a foglia d'ulivo con la quale si scava la lastra. Eliminate con un raschietto le piccole sopraelevazioni che si determinano ai bordi dei solchi (barbe), ne risulta un segno netto e senza sbavature.

Puntasecca - Usata inizialmente come integrazione e affinamento di altre tecniche (con qualche eccezione, prima fra tutte quella di Rembrandt), si sviluppò come tecnica autonoma verso la fine del XIX secolo. Si ottiene incidendo il metallo con la puntasecca, un utensile di acciaio con la punta a sezione circolare, che graffia la lastra. Alle barbe relativamente cospicue che si creano sui bordi dei solchi si deve l'effetto sfumato dei segni e la profondità dei neri che caratterizzano le stampe ottenute con questo metodo operativo. La fragilità delle barbe condiziona però la tiratura, che deve essere limitata a circa trenta esemplari, aumentabili solo con l'acciaiatura della lastra.

Maniera nera o mezzotinto . Nata in Germania intorno alla meta del Seicento, venne perfezionata in Olanda e conobbe un grande successo in Inghilterra nel XVIII e XIX secolo. Si tratta dell'unica tecnica che consente di ottenere i passaggi chiaroscurali in quanto non si procede per progressiva  aggregazione di segni dal bianco verso il nero, ma al contrario tutta la superficie della lastra viene preparata alla resa di un nero assoluto dal quale si ricavano poi, a ritroso, tutti i valori intermedi, dai grigi al bianco. La preparazione della lastra avviene attraverso ripetuti passaggi incrociati di un ferro fornito di lama semicircolare seghettata (mezzaluna, pettine, berceau) che lascia sul metallo dei segni paralleli. Alcuni artisti ricorrono all'acido per fare in modo che nella stampa la superficie a contatto dia il nero assoluto. I valori intermedi, fino al bianco, si ottengono quindi premendo sulle asperità con brunitoi o eliminando le barbe dalla superficie incisa con dei raschietti. Come per la puntasecca, alla quale questa tecnica si avvicina, anche per il valore vellutato e profondo dei neri, conviene usare il rame che, come si è detto, essendo più resistente dello zinco, risulta adatto a un'eventuale acciaiatura.

 

Metodi principali d'incisione indiretta

 

Acquaforte – Si tratta di una tecnica molto diffusa, spesso preferita al bulino, per la facilità e la rapidità d'incisione che permette e per il segno morbido e sottile che consente di ottenere. Con una punta d'acciaio si scalfisce infatti solo uno strato di vernice posto sulla lastra, mentre l'incisione del metallo avviene grazie all'attacco di un acido diluito il quale, penetrando negli incavi aperti dalla punta, incide il metallo ad una profondità corrispondente all'intensità del nero in fase di stampa, in misura proporzionale alla concentrazione dell'acido e ai tempi di morsura.

Schematicamente si procede in questo modo: su una lastra levigata accuratamente e sgrassata a fondo si stende uno strato uniforme e sottile di vernice resistente all'acido, con pennello e a freddo se liquida, con tampone o rullo e a caldo se solida. Dopo aver provveduto a seccare e ad annerire con nerofumo la vernice in modo da far risaltare i tratti incisi, la lastra è pronta per essere disegnata con la punta. Sarà successivamente  immersa nell'acido: una sola volta (morsura piana) se tutti i valori sono già definiti con il disegno o più volte (morsura multipla) se essi devono essere invece accentuati con una maggiore profondità d'incisione. In questo secondo caso, ad ogni morsura parziale la lastra va lavata in acqua corrente e asciugata prima di ricoprire con vernice a rapida essiccazione i segni che hanno già raggiunto la profondità voluta e non devono essere ulteriormente  sottoposti all'azione dell'acido.

Vernice molle - È un metodo affine all'acquaforte con il quale si ottengono però segni sgranati, simili a quelli di un disegno a carbone o a matita. Si procede ricoprendo a caldo una lastra con vernice solida, arricchita di sego o vaselina affinché, raffreddandosi, non indurisca (vernice molle). Si sovrappone quindi un foglio di carta leggera e su questo si disegna con una matita. La vernice aderisce così alla carta lasciando un segno nitido, d'intensità proporzionale alla durezza della matita e alla pressione esercitata. Una volta eliminata la carta, nelle parti corrispondenti al disegno tracciato la vernice si stacca e sul metallo si riproduce la grana della carta utilizzata. A questo punto la lastra è pronta per la morsura che, per la particolare delicatezza della vernice molle, deve avvenire in soluzione molto diluita.

Acquatinta - Caratteristica di questa tecnica, scoperta nel XVIII secolo, è una particolare preparazione, o granitura, della lastra, che consente di ottenere i valori tonali per zone e non per aggregazione di segni. Estremamente versatile, viene usata, al pari della maniera nera e a volte in sua combinazione, come mezzo per imitare i valori chiaroscurali e per la produzione, con più lastre, di stampe a colori.

I metodi di esecuzione sono molti, ma i più diffusi sono quello della resina e quello del sale. Con il primo si sparge sulla lastra uno strato di polvere di resina acidoresistente e la si fissa alla lastra fondendola al calore di un fornello. Raffreddata, la lastra è pronta per la morsura. I valori, dal grigio chiarissimo al nero, dipendono dai tempi di morsura; la qualità materica dalla grana e dalla densità della resina. Nel secondo si copre con sale fino una lastra preparata con vernice solida non affumicata e la si riscalda fino a quando il sale non penetra nella vernice ammorbidita. Dopo averla raffreddata, la lastra viene immersa in acqua tiepida in modo che il sale si sciolga creando dei piccoli fori in cui, al momento della morsura, penetrerà l’acido.

Altri metodi - Esistono vari altri metodi d'incisione, diretti, indiretti o misti, tutti riconducibili ai principi descritti (il puntinato, le rotelle, la matita grassa, lo zucchero, ecc.). Altri, più recenti, sono a base di resine sintetiche che, distribuite sulla lastra allo stato plastico, possono essere modellate o incise prima d'indurire e far corpo con il metallo.

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 12 Agosto 2012 21:05
 

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