Italiano, ahimè - 2 puntata PDF Stampa E-mail
Lunedì 11 Aprile 2011 09:19

Scrivere in Italiano

a cura della Redazione

 

 

Per ragioni diverse l'italiano ha maturato nel tempo una diversa accentuazione per molte parole. Ne offriamo un'esemplificazione.

 

Alcalìno/Alcàlino

La pronuncia esatta è alcalìno. Si è detto che la maggior fonte dell'italiano è costituita dalle lingue classiche ed in particolare dal latino. Nel caso di questo aggettivo non esiste derivazione classica, in quanto formatosi recentemente sul sostantivo usato in chimica àlcali con il ricorso al suffisso –ìno, che porta normalmente l'accento sulla i. Proprio in relazione alla sua pronuncia piana anche gli aggettivi cristallino e adamantino, che derivano invece dal latino, crystàllinus e adàmantinus, abbandonano la pronuncia etimologica, cristàllino e adamàntino, usata raramente in poesia, come in questo verso carducciano: il cielo in freddo fulgore adamàntino brilla. Carducci, consapevole dell'inusuale accentazione, si premurò di precisare l'accento nell'edizione delle proprie opere. Un impiego del tutto particolare di cristallino si incontra nel mondo degli oculisti, che lo impiegano per definire il corpo trasparente dell'occhio in forma di lente biconvessa.

 

Alchimìa/Alchìmia

Il termine deriva dall'arabo al-kīmya e indicava la famosa pietra filosofale, la pietra o l'agente affannosamente cercato dagli alchimisti per trasformare in oro i metalli comuni e come elisir di lunga vita. Il termine kīmya (al è solo l'articolo) derivava però, attraverso una forma siriaca, dal greco bizantino chyméia, che significa "miscuglio". Il latino medievale lo trasformò in chìmia, donde derivò l'aggettivo chìmicus e, attraverso il passaggio di ars chimica, è nato il sostantivato chimica, uguale al vocabolo oggi in uso. Detto dell'etimologia, la pronuncia ripeteva quella araba, come attestato da Dante e da numerosi poeti antichi. Lo stesso uso è però presente in Gabriele D'Annunzio, che aveva la meticolosa abitudine di segnare tutti gli accenti di dubbio posizionamento, come ad esempio in Forse che sí forse che no: «Tale dei nostri Antichi chiamò alchìmia il liscio delle donne».

La pronuncia recente, accentata sulla seconda i, è in analogia a numerose parole in –ìa di carattere prevalentemente scientifico e tecnico come astronomìa, anatomìa o economìa, che finirono per assimilare anche alchimìa. A questo proposito, il grande italianista Aldo Gabrielli ha scritto: «Dispiace che una tradizione tanto antica e costante debba essere stata d'un tratto cancellata per ignoranza o per capriccio. E dispiace di piú che certi dizionari faccian subito posto, senza avvertimento alcuno, alla nuova variante, e peggio ancora che qualcun altro ignori addirittura l'accentuazione alchìmia, che a me pare la sola legittima».

 

Anòdino/Anodìno

Non ci sono incertezze: la pronuncia è solo sdrucciola, anòdino perché si tratta di una delle rare parole nelle quali l'accento greco e latino concordano. Il greco diceva anódynos, il latino anòdynus. Per questa ragione, ad onta del fatto che la natura profonda della lingua italiana tenda alla pronuncia piana (anodìno) e che molti la usino, sulla bocca di una persona colta è senza dubbio errata.

Quanto all'etimologia, il termine deriva dall'unione del prefisso privativo an- e da odýne, "dolore". Si tratta quindi di un calmante o di un sedativo: Per traslato indica cosa o persona piatta, anonima, senza vivacità.

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Giugno 2011 16:22
 

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