Giovanni Boldini a Como PDF Stampa E-mail
Mercoledì 01 Giugno 2011 08:38

 

Con questo articolo dedicato alla mostra di Giovanni Boldini in corso nelle sale di Villa Olmo a Como il dottor Domenico Alfredo Pasolino, illustre critico d'arte, inizia con noi una collaborazione che ci onora.

 

Boldini Giovanni - Ritratto di Donna Franca FlorioGiovanni  Boldini  a  Como

Villa Olmo, dal 2 marzo al 24 luglio 2011

 

 

Giovanni Boldini e la Belle Époque

Il pittore della seduzione (1842 – 1931 )

 

Aria quasi estiva. Già in 30 mila alla Belle Epoque di Giovanni Boldini. Per la rassegna anche i battelli fanno il pieno. Grande afflusso di visitatori a Villa Olmo, perla lariana affacciata sul lago, che ha aperto i battenti alla Mostra dell’anno, dedicata a Giovanni Boldini, grande interprete del glamour della Belle Époque. Una mostra che sta riscuotendo successo. Se quanto quella di Rubens dell’anno scorso, ancòra non si sa. Bisognerà aspettare la chiusura, il 24 luglio. Le premesse comunque ci sono tutte, per una città d’arte e cultura che vive prima di tutto delle giornate di bel tempo.Un fiorire di turisti e gitanti, e nomadismo culturale, che sono sbarcati sul lago, in moto, in bici, in treno, in auto, ed i battelli presi letteralmente d’assalto. Code ovunque, ma tutti sereni nell’attendere il proprio turno in fila, all’ingresso della famosa villa settecentesca, durante il ponte del 2 giugno, in cui Como viene scelta come meta culturale e turistica, non solo degli stranieri ma anche da chi vive nell’interland milanese, grazie a splendide giornate di sole.

Sul fronte culturale, la mostra dedicata a Boldini e alla Belle Époque si presenta con le carte in regola per il successo già dal titolo. L’arte del pittore ferrarese accende un mondo che cercava la bellezza e l’eleganza. Nell’aver saputo individuare una tipologia artistica femminile che soddisfacesse le esigenze di quel mondo, come chiave per entrare a pieno titolo nella Società.

Como dedica una mostra all’artista della seduzione a cominciare dal soggiorno giovanile a Parigi (1867), quando la ville lumière gli rivelò l’incanto della pittura impressionista. Erano anni, quelli dall’inizio dell’ottavo decennio, all’insegna dell’intimismo: studi di paesaggio, bucoliche rappresentazioni immerse in sconfinati campi in fiore, eleganti passerelle del beau-monde, in lussureggianti giardini, interpretazioni vibranti, il cui stile era destinato ad arricchirsi grazie alla lezione di Frans Hals e Velasquez, scoperti in séguito a trasferte in Olanda e Spagna. Ma è Parigi, ove Boldini stringe un sodalizio con Degas, che la cifra stilistica boldiniana raggiunge nel corso degli anni ’80 e ’90 la piena maturità: prospettive multiple, vedute en plangée e tagli zig zag unitamente alla pennellata nervosa di marca olandese, concorsero a conferire ai dipinti l’inconfondibile spinta dinamica delle sue composizioni.

La femminilità liberata della donna protagonista della moda. La pittura di Boldini, esposta accanto a quella di altri artisti del tempo, assumeva il compito di "nobilitare" la moda in quanto specchio della società contemporanea. Nel segno dell’apparire si spiega il successo delle Case di moda e in particolare di alcuni sarti, oltre che delle riviste su cui venivano pubblicati i loro abiti, e raccontavano le cronache delle serate e delle sfilate di moda. Ma anche le abitudini della società del gran mondo parigino, quello appunto delle clienti di Boldini, che da tutto il mondo lo raggiunsero nel suo studio, si sposano con un’idea del mondo pre-futurista, con pennellate nervose di bianco o di nero lucente (come nella tela intitolata En soirée), che sono dei veri e propri guizzi di vita .

Boldini fu uno di quei pochi artisti cha non conobbero mai la fame e la bohème. Per lui, la gloria arrivò sùbito per la capacità delle sue pittura di essere in sintonia con l’ideale di bellezza del suo tempo.

Piccoletto, alto solo 1,54, stempiato come si vede negli autoritratti, dunque non esattamente un adone, nella sua vita come nell’arte fu però circondato da donne meravigliose, volitive, rappresentate in pelliccia, in abiti da sera e con grandi cappelli infiorati. Le "divine", termine pare da lui inventato, facevano fila per farsi ritrarre dal ferrarese emigrato a Parigi. Tante bellezze gli ronzavano intorno, così che il grande Degas, già inebriato di suo dalle sinuose cadenze delle ballerine, vedendolo in preda del demone femminile, un giorno esclamò con malizia: «Ecco il rospo attratto dalle fragole». E loro, le fraises, le fragoline, hanno avuto il piacere e la fortuna di essere immortalate nelle sue tele, come la Giovane bruna a letto dello splendido dipinto del 1888, in cui è raffigurata la sua giovane amante M.me De Rosty.

Tra le 120 opere in mostra, spiccano quelle che ritraggono una celebre femme fatale dell’epoca, la marchesa Luisa Casati, un’icona della Belle Époque, definita da Jan Cocteau «Il bel serpente del paradiso terrestre» e da Gabriele D’Annunzio di cui divenne amante, «la sola donna che mi abbia mai sbalordito». Originale ed eccentrica nell’abbigliamento, Luisa Casati amava vestirsi di nero, come appare nel bellissimo ritratto che fece le Boldini, perché esaltava il pallore del suo incarnato. La marchesa si adornava di piume di struzzo, portava lunghi fili di perle e pitoni veri, andava in giro con leopardi che indossavano collari di diamanti: voleva diventare un’opera d’arte vivente. In questo folle clima fin de siècle, si svolse l’esistenza di Boldini, capace di muoversi con eleganza mondana tra le modelle e le cocottes dei salotti parigini (splendido è il ritratto della cocotte Lanthelme, amante di un celebre avvocato), dove ebbe modo di fare la conoscenza anche di Marcel Proust.

Un artista che amava il movimento, ma Boldini non fu solo questo. Fu un grande artista che, partendo dall’ambiente sperimentale dei macchiaioli, si era presto confrontato con la ribalta internazionale, seguendo un suo percorso attraverso un modo del tutto personale di dipingere, ancòra sensibile al nuovo ma radicato nella tradizione dell’arte italiana ed Europea, tra Velasquez e Tiepolo. La grazia perduta del Settecento, le seduzioni, i boudoirs e le alcove trasferite nel sensuale demi-monde immaginario della Belle Époque. Nato ottavo di tredici figli, Boldini fu pittore di matrice purista, allievo di Tommaso Minardi, e restauratore. Si dice che, dotato di notevole tecnica, eseguisse buone copie di Raffaello e di vedutisti veneziani. Nel 1862 si era iscritto all’Accademia di Belle Arti di Firenze, allievo di Stefano Ussi, e del Cavalier Enrico Pollastrini. Frequentò il noto ritrovo degli artisti fiorentini, il Caffè Michelangelo, dove conobbe Giovanni Fattori, Odoardo Borrani, Telemaco Signorini, Cristiano Banti. Già in quel tempo manifestava il proprio interesse, che non abbandonerà mai, per i salotti eleganti dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, spesso ospite degli inglesi Falconer. Decorò con tempera stesa a secco, dal 1867 al 1870, le pareti di una saletta della loro villa: La Falconiera- La villa sarà acquistata nel 1938 dalla vedova del pittore e custodisce tuttora un centinaio delle sue opere e di suoi cimeli.

A Parigi. Nel 1871 si stabilisce a Parigi, aprendo uno studio nell’avenue Frochol, e poi a place Pigalle, dove risiede con la modella Berthe. Lavora per il più grande mercante d’arte, Grouipil, per il quale operano già pittori di successo francesi, oltre agli italiani Giuseppe Palizzi e Giuseppe De Nittis. Nel 1874 espone con successo al Salon di Parigi Le Lavandaie, termina la relazione con la Berthe ed inizia con la Contessa Gabrielle De Rasty, della quale espone un ritratto al Salon nel 1875.

Il 5 febbraio 1887 assiste al teatro alla Scala di Milano, alla prima dell’Otello di Verdi, ricevendone in dono lo spartito. Nel 1899 è nominato Commissario della sezione italiana dell’Esposizione Universale di Parigi, esponendovi tre suoi ritratti, tra i quali il noto Ritratto di Emiliana Conche De Ossa, nipote dell’Ambasciatore cileno presso il Vaticano, Louis Subercansanse.

Giovanni Boldini incarnò il genio vibrante e facile, la maestria sempre posta al servizio del piacere e dei sensi, l’artista della decadenza estrema, dotato di parecchi fra gli espedienti che vennero ignorati dai maestri italiani delle grandi epoche. I suoi ritratti furono "condotti" con un’esecuzione spedita, sciolta, di tocco e di bravura che rivela un’abbondanza di talento. Se una cosa gli amatori d’arte ammirarono nei ritratti di Boldini, è la freschezza del colorito; e questa freschezza fu qualità meno apprezzata dai critici; mentre la fattura larga e facile piacque, il colore continuamente bello e lucido stancava.

Le donne ebbero sempre un ruolo di primo piano nella vita del pittore: nel ritrarle egli ne esaltava le caratteristiche migliori, allungava le gambe, mani, piedi per esaltarne il fascino naturale.

Raggiunta la celebrità e la ricchezza, non smise mai di impegnarsi nel lavoro che programmava minuziosamente: ogni suo quadro era preceduto da schizzi, appunti e prove per ottenere la perfezione formale. Persino i suoi caratteristici, rapidissimi colpi di pennello, le cosiddette "sciabolate" che imprimevano vita e movimento, erano accuratamente studiati. Le donne di Boldini sono flessuose e disinibite e mostrano senza reticenza un modello di bellezza erudito; spogliandosi, affermavano la loro autodeterminazione di individui maturi e emancipati pienamente consapevoli della propria femminilità. Nature fantastiche e conturbanti, raggiungono eccitate lo studio dell’artista, impazienti di sfuggire al protocollo dei loro palazzi, di slacciare i rigidi corpetti di stecche di balena, per abbandonarsi, libere finalmente, nel tepore del boudoir, di sentirsi loro stesse protagoniste, ammirate e soprattutto comprese, di fronte al "fauno", a quel piccolo uomo al quale non sapevano tacere i loro più piccoli reconditi desideri. La Belle Époque fu soprattutto il tempo di De Nittis, di Corcos, di La Gandara, di Stevens, di Tissot, di Sargent, di Helleu, di Whistler, di Beraud, di De Jonghée e, sopra ogni altro di Boldini, grande capostipite di questa generazione di pittori cosiddetti à la mode giunta a Parigi proprio nel 1871, dando origine all’irresistibile stile Boldini. E quindi della Belle Époque che, in senso estetico e figurato, sbocciava, deflagrava e concludeva la propria parabola, parallelamente alle rappresentazioni caratteristiche del peintre italien de Paris. Infine, negli anni fatidici del primo conflitto mondiale, afflitto da una grave malattia alla vista, che segnò l’inizio del suo declino umano e artistico: «Tutto andava di bene in meglio. Questo era il mondo in cui nacqui; all’improvviso, una mattina del 1914, ogni cosa giunse inaspettatamente alla fine».

[Alfredo Pasolino,  25 maggio 2011]

Ultimo aggiornamento Giovedì 09 Giugno 2011 04:46
 

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