L'Africa sogno e realta' Gianni Carrea e Carmelo Calabria PDF Stampa E-mail
Mercoledì 17 Dicembre 2014 18:10

L’Africa dipinta e fotografata

da Gianni Carrea a Carmelo Calabria

 

L’accoppiata di questi artisti genovesi afflitti dal “mal d’Africa” espone dal 13 al 28 dicembre 2014 nella fortezza del Priamar di Savona con una mostra ricchissima, che conta oltre ottanta opere equamente divise fra le foto di Calabria e le tele di Carrea.

L’esposizione è opportunamente illustrata nel bel catalogo che contiene, oltre note degli stessi artisti, interventi dovuti a studiosi e a giornalisti come Gianfranco Bruno, Stefano Bigazzi e Clelia Belgrado.

Interessanti considerazioni offre il breve saggio di Bruno:  «Carrea, dalla fine degli anni settanta [...] ha fatto molta strada, sostanzialmente rimanendo però fedele al suo tema di fondo, l’Africa appunto. È questa fedeltà, insieme alla sua straordinaria capacità di lavoro, la qualità primaria dell’artista, e dell’uomo.

Pittura ad olio, acrilico, serigrafia sono le tecniche che Carrea usa e il loro utilizzo ha comunque in comune l’estrema perfezione esecutiva [...] In tempi più recenti la pittura di Carrea ha subito non indifferenti mutazioni. Il colore ha assunto una maggiore libertà, e anche lo spazio, in concomitanza con l’incremento cromatico, si è ampliato sia per una più dispiegata figurazione del paesaggio, sia perché il colore, non rigorosamente vincolato alla forma dell’oggetto, si espande oltre i suoi limiti (Leone o immaginazione?), in schegge di suggestione quasi fauve (Come un’esplosione, Il ruggito).

Si tratta di mutazioni stilistiche notevoli, indice di una maggiore libertà raggiunta.

Si è di frequente accostato il figurare di Carrea all’iperrealismo, ma non è corretto. L’iperrealismo costruisce con materiali di varia natura le figure imbalsamandone le forme, che appaiono come rinchiuse nel gelo di un sarcofago, mummifica la realtà mentre intende duplicare con il massimo di verità il vivente.

La pittura di Carrea assimila il vivente nella realtà materica del dipinto, che di essa diviene una sorta di metafora emozionale. Non duplica artificiosamente il reale, ma semmai lo documenta emozionalmente sulla sua impronta perfettamente rilevata mediante un incisivo intervento disegnativo a partire dalla sua immagine obiettiva, fotografica.

Nell’opera recente maggior importanza acquista...la dirompente espansione del colore, libero, non subordinato alla forma del soggetto raffigurato, sebbene essa sia sempre percepibile con certezza tanto da potersi definire, il quadro, una mentale astrazione della realtà.

La pittura di Carrea è dunque tutt’altro che immobile. C’è da pensare che avrà ulteriori mutazioni, nella convinzione più assoluta però che tema di fondo del pittore rimarrà sempre l’Africa, il suo continente dell’anima».

Nel suo lungo scritto, Carmelo Calabria narra con grande vivacità il suo rapporto con l’Africa, che trasforma, se non fossi imbarazzato nell’usare un’espressione tanto frusta, in un luogo dell’anima.

Di lui parla Clelia Belgrado, che non si sottrae a considerazioni moralistiche circa l’abuso che l’uomo ha fatto della natura (“L’essere umano e la sua presenza; aver asservito la natura, ma esserne stato pessimo padrone”), per descriverla in accenti di malinconico rimpianto. E prosegue: «Immaginiamo...paesaggi che allargano l’orizzonte e affinano il pensiero, dove animali che obbediscono ad antiche leggi naturali, sono indifferenti al nostro passaggio, e che, se e quando ci vedono, ci guardano con curiosità, dove altopiani azzurri e montagne di porpora si aprono infiniti, dove la vegetazione esplode in una notte e l’erba ingiallisce in un mattino, dove le stagioni non significano nulla e dove, quando arriva la pioggia rigenera e rende felici. Paesaggi dove lo sguardo pensa e l’immaginazione diventa un tutt’uno con l’immagine.

È forse questa la particolarità delle fotografie di Carmelo Calabria, la loro chiave di lettura: mantenere un perfetto equilibrio fra fuori e dentro, tutto ciò che vediamo cerca di entrare dentro e non viene portato via dall’immagine successiva. Fotografie dove inizialmente siamo portati ad osservare a colori la superficie dell’acqua dei laghi, che è comunque bassa, confondersi con l’orizzonte anche per via della massa di fenicotteri in volo.

Le fotografie di Calabria dovrebbero essere riposte qui, in questo aggrapparsi al quasi nostalgico desiderio dell’Africa come immagine di terra primordiale, come madre primeva che ha generato ogni cosa fra cui gli uomini nei miti di tutte le culture. L’Africa l’unico continente forse capace di essere apparentemente ancora senza tempo e senza confini».

Ultimo aggiornamento Mercoledì 17 Dicembre 2014 18:23
 

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