Marco de Barbieri - Galleria Lallihome Varenna dal 22 al 29 aprile 2011 PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Aprile 2011 11:40

 

Marco de Barbieri - Sequenza

 

 

La Galleria Lallihome di Varenna ha quest'anno avviato con la collaborazione del Movimento Arte del XXI Secolo una bella rassegna di ceramica e di pittura che, inauguratasi il 1° aprile, è giunta al terzo appuntamento presentando un giovane pittore genovese, Marco De Barbieri.
In precedenza si era celebrata una Settimana d'apertura con la presenza di una decina di artisti che, tutti in àmbito figurativo, avevano offerto varie interpretazioni di questa poetica, dalla delicatezza floreale alla violenza icastica del segno.
Aveva fatto séguito Renzo Tonello, un pittore di forte personalità e di grande tecnica che sa porre tali doti al servizio di un realismo che invade molto spesso il campo del surrealismo e del simbolismo con realizzazioni di alta qualità intrinseca.
Con Marco De Barbieri la progressione dal naturalismo all'astrattismo giunge a completa realizzazione. Si tratta di uno stile che da poco si è affacciato ai grandi appuntamenti, che egli affronta con un atteggiamento curioso e apparentemente contraddittorio. Da un lato si presenta con ingenuità e timidezza, ma dall'altro ha in sé la forza e la convinzione di chi è certo delle proprie scelte e del proprio destino. La sua è una pittura astratta, colta e barbarica insieme. Si tratta dell'astrattismo di chi ha abbandonato il fioretto impressionista per la spada espressionista, a sua volta lasciata per brandire la sciabola dell'informale. Infatti molti quadri sono costruiti con colpi di spatola che sono vere e proprie sciabolate, ferite inferte all'inerzia delle tele, che non vengono tagliate ma violentate. De Barbieri non cerca due spazi da mettere in comunicazione lacerando la juta di Lucio Fontana, ma sotto l'urgere di un furore dionisiaco aggredisce la tela sino a farla partecipe del suo pensiero.
Lasciamo perdere le solite abusate "emozioni"; qui siamo di fronte ad un coinvolgimento dal profondo che non si decanta nei tepidi sentimentalismi delle Dame di San Vincenzo,  ma ribolle nei furori degli eroi disperati di Kerouak, personaggi che reagiscono con desolata rassegnazione o violento ribellismo alla mancanza di umanità che li circonda.
De Barbieri empie la tela della sua ansietà, del suo scontento, di una violenta provocazione che lo porta oltre la dilacerazione di ogni formalismo per consegnarsi alla barbarie di un senso distruttivo della materia pittorica, oltre i confini del consueto. La sue poetica poggia su due elementi, quello grafico delle rozze linee tracciate per indicare protesta e disprezzo, e quello coloristico con la scelta di tinte simbolo, unica via concessa per penetrare nei recessi del suo pensiero. Perché, al di là delle apparenze, la sua è una pittura molto meditata, i cui richiami affondano nella tradizione filosofica ellenica, nell'età aurorale in cui i pensatori dell'Occidente si interrogavano sull'origine della vita, del mondo e dell'uomo. Arrivarono allora a pensare che in un gigantesco clinamen, il vortice primordiale, gli atomi si fossero confusi in un fattore generativo. De Barbieri, poeta di pensiero e non solo di eroici furori alla Giordano Bruno, ha rappresentato il suo vortice in azzurro, il colore della serenità e della speranza; ma lo ha dipinto anche in rosso e in nero, colori del furore e della fine della speranza perché la sua immagine può rappresentare anche il Maelströem delle terribili leggende scandinave, l'immane gorgo che si formava improvviso e che, dopo aver trascinato navi e uomini in abissi vertiginosi, scompariva mentre una misteriosa calma di mare ne prendeva il posto e celava per sempre il dramma di tante vite perdute.
La pittura di Marco De Barbieri, come è stato unanimemente riconosciuto dalla critica in occasione delle sue due ultime apparizioni a Genova, la prima nella Fiera d'Arte annuale che vi si svolge ormai da alcuni anni e la seconda in una personale allestita presso la Galleria Immagine & Colore, rappresenta uno degli apporti più forti e genuini dell'attuale momento artistico italiano. Una produzione cui guardare con interesse non solo per la sua singolarità e per la sincera partecipazione artistica, ma anche da tener presente come investimento sul medio periodo.

[Aldo Maria Pero]

Ultimo aggiornamento Sabato 30 Aprile 2011 12:15
 

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