La magnifica "Rumenta" di Stefano Visora PDF Stampa E-mail
Sabato 16 Aprile 2011 16:26

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Stefano Visora, nostro associato e, come si sarebbe detto un tempo, uomo di multiforme ingegno, inaugura il 20 aprile una personale dal titolo "Rumenta?" negli splendidi locali del Palazzo Rosso di Cengio (SV). Si tratta senza dubbio del maggior impegno affrontato dall'artista per offrire ai visitatoti una completa antologia delle tematiche che da anni lo tengono impegnato in uno sforzo davvero lodevole di conseguire il magistero della tecnica per porla al servizio di una straordinaria fantasia creativa.
Prima di tutto la tecnica, che si può disinvoltamente mettere da parte quando la si possiede. E Visora la possiede con grande ricchezza di soluzioni, come prova la serie iperrealista delle sue desolanti ma al tempo stesso non drammatiche visioni dei paradisi perduti della nostra società dello sperpero, paradisi trasformati in auto abbandonate, malridotte, arrugginite, carcasse della loro passata rombante esistenza. Visione proletaria, la sua, perché si tratta quasi sempre di utilitarie, forse a condanna di uno spreco tanto più colpevole in quanto compiuto dai meno abbienti, che più cura dei ricchi dovrebbero avere per le loro proprietà. L'iperrealismo qui impiegato da Visora si traduce in una magistrale dimostrazione di pittura analitica, che definisce i particolare in ogni dettaglio caricandoli di una capacità di rappresentazione talora vagamente inquietante, come di oggetti dalla cui suggestione riesce difficile sottrarsi.
Il pittore presenta inoltre la deliziosa serie di dipinti buffi, ricavati da disegni infantili liberamente tradotti in figurazioni che hanno i loro ascendenti nell'ultimo Kandinskij, in Klee e in Miró, con i quali condividono alcune soluzioni grafiche e la felice combinazioni dei colori. In quadri a iconografica episodica, priva cioè di un solo punto di riferimento, la capacità di opportune variazioni cromatiche è una componente essenziale, che Visora affronta con grande disinvoltura, ottenendo una sintesi proprio nell'armonia coloristica che costituisce la miglior virtù di questa serie. Ma essa rappresenta anche la gioia di vivere, la possibilità di rinnovamento insito nell'incontro di generazioni diverse, ognuna della quali ha un suo piccolo patrimonio d'esperienza da offrire alle altre. Insomma, un'ottimistica scommessa sul futuro.
In mostra c'è anche il gruppo d'invenzioni che ho definito in altra occasione "Borgognone". Borgognone perché ricordano certi altarini devozionali mobili dipinti dai grandi artisti dell'ultima stagione del Ducato di Borgogna. Si tratta di immagini o di collages o di tout-venants coperti da doppie antine, sotto le quali si possono trovare un dipinto, un insieme di illustrazioni o di foto armonizzate in un'unica visione o ancòra di un certo numero di oggetti disparati dei quali occorre trovare la logica d'inserimento.
Non basta. L'irrefrenabile vena creativa del nostro associato ha anche gettato una tripla occhiata al suo passato di bimbo, ai trascorsi di buon padre e ai giocattoli prodotti da Depero per allineare, offrendoli alla gioia di tutte le età, incantata nei piccoli e malinconica negli anziani, una selezione di giocattoli da lui creati in spirito non tanto futurista ma iperrealista.
Di grande attrattiva sono inoltre le boîtes d'antan, nelle quali l'artista ha combinato una serie di oggetti ricavati dalla discarica o dall'esplorazione di cassetti dimenticati. Il loro maggior pregio, ciò che giustifica l'accostamento, è la loro perfetta disposizione, il loro costituire una poetica dell'ordine fatta di intrinseci equilibri. Non hanno in questo caso alcuna intenzione di denuncia, ma soltanto il desiderio di proporre in arditi accostamenti la bellezza della forma pura, l'essenzialità di pezzi che, estraniati dalla loro meccanica giustificazione, diventano di per se stessi valori del bello, una bellezza che costituisce un inno alla funzionalità.
Un'ultima prova della versatilità di Visora e insieme delle sue doti di artigiano nella più alta accezione del termine è rappresentata dalle sue maschere africane e giapponesi che figurano insieme ai quadri nei quali sono rappresentati simboli religiosi. Le maschere, tanto quelle "primitive" dell'Africa nera quanto le raffinate realizzazioni per il teatro No giapponese, hanno un valore simbolico, talora apotropaico, sempre di carattere religioso. E qui sta la dimostrazione di uno spirito aperto e generoso, capace di  riconoscere  in produzioni lontane dalla nostra sensibilità e dall'estetica occidentale pari dignità d'arte.

[ALDO MARIA PERO]

 

 

Inaugurazione giovedì 20 aprile alle ore 20.00
Apertura: Feriali 15.00-19.00 – Pasqua e Lunedì 18.00-20.00 – 1° Maggio 10.00-12.00 e 14.00-18.00
Serali nei gg. 20, 28 e 29: Ore 20.30-23.00
Per informazioni chiamare Lucia 339 458.13.03

 

 

Scarica la Locandina

Ultimo aggiornamento Martedì 19 Aprile 2011 06:45
 

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