Mostra Generazioni a confronto PDF Stampa E-mail
Martedì 06 Novembre 2012 18:02

 

Questa mostra, programmata in altra sede e finalmente allestita nella nostra Galleria per sopravvenute difficoltà logistiche, è stata impostata su un elevato livello qualitativo del quale è testimonianza il ridotto numero di artisti selezionati: Marinella Àlbora, Giovanna Crescini, Tiziana Rufo, Letizia Sciortino e Pilar Segura. Con la sola eccezione della Sciortino, si tratta di un gruppo di pittori già protagonisti di altre nostre manifestazioni.

Il tema da affrontare si è rivelato più arduo di quanto credessimo, come provano le numerose telefonate di chi chiedeva lumi su quanto fosse o meno attinente all'argomento proposto. Abbiamo allora esteso l'iniziale prospettiva ad un orizzonte più vasto che comprendesse un concetto di rapporto e di eventuale contrasto tra vecchio e nuovo. In realtà gli artisti che abbiamo accolto hanno risposto all'iniziale spirito di una proposta che si collocava nell'àmbito di una malinconica contemplazione del tempo che scorre spegnendo antiche faci ed altre accendendone piene di speranza o già presaghe dell'incertezza che il futuro porta seco.

Mirabile in questo senso il quadro di Marinella Àlbora, uno dei suoi lavori più alti per tecnica e padronanza di stile, che ha riunito in unica prospettiva due stagioni della vita ponendo in primo piano il sofferto volto di un'anziana donna che reca le tracce di una faticata esistenza e in secondo piano, nell'ombra, il giovane viso di una ragazza, il cui futuro è già gravato da un cono di oscurità. Come a dire che il contrasto fra generazioni è solo un marginale accadimento perché esse, tutte, in realtà sono coinvolte nello stesso triste destino, il dramma dell'esistenza descritto da Unamuno e cantato da Leopardi e più recentemente da Borges e da Pavese.

Le tre opere di Giovanna Crescini costituiscono una sorta di contrappunto alla tela della Àlbora, per quanto dominate da un diverso spirito. Marinella espone una conclusione, Giovanna propone un interrogativo. La prima dice che la vita è male, la seconda è ancòra nella fase in cui si chiede in cosa essa consista, anche se le sue dolenti, immobili, allucinate figure sembrano anticipare una negativa risposta. Mute ed estranee fra loro sulla terra, le generazioni si susseguono l'una dopo l'altra sino alla conclusione prefigurata da Carducci in Monte Mario, là dove immagina che un solo uomo e una sola donna, ultimi resti dell'umanità, attendono che si spenga la fiaccola della vita.  

Tiziana Rufo, notevole ritrattista che sta per raggiungere un livello di eccellenza con opere cui manca pochissimo per laurearla definitivamente, ha presentato cinque tele: uno straordinario ritratto di donna avvolta nella sua tacita tristezza di sposa infelice, un'altra donna i cui grandi occhi sbarrati manifestano il dubbio, dubbio esistenziale che sembra risolversi in una sequenza di fantasmi ricorrenti che impediscono la ricerca di un personale ubi consistam coinvolgendo la protagonista in una storia infinita di stravolgenti interrogativi. Neppure le tre tele dedicate ad una deliziosa adolescente e a due bimbette paiono estranee ad un atteggiamento riflessivo e malinconico anche se in effetti esse delineano tre diverse condizioni della giovinezza: la gioia di esistere, qualche velo di tristezza e una pensosa perplessità. Le tre opere costituiscono inoltre un interessante esperimento seriale che presenta lo stesso soggetto dipinto in una sequenza di variazioni.

Letizia Sciortino è l'unica fra i cinque partecipanti ad aver affrontato l'assunto in chiave informale con un bel quadro di grande risalto decorativo che pare voglia indicare una soluzione alle difficoltà esistenziali con un esaltazione all'amore, parola scritta ad incisive lettere quasi a riproporre lo spirito della leopardiana Ginestra: siamo tutti prigionieri di un destino difficile e a termine; che almeno l'amore rischiari la nostra breve pausa terrena, tra il nulla del non-essere e l'incertezza escatologica.

Pilar Segura, vigorosa ottantenne, sembra la meno coinvolta sul piano della partecipazione al comune destino dell'uomo e risolve l'assunto in un piccolo, magistrale, ritratto di bosco, sia pur ripreso nella sua malinconia autunnale, allorché i tronchi privi di foglie e verzure paiono scheletriche rappresentazioni della vita che passa, qui tuttavia rallegrata dal delicato intrico di toni e semitoni che graduano una visuale ottobrina.

[Licinia Visconti, Curatrice, Ottobre 2012]

 

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