Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" Palazzo Zenobio - 2019 58ma Biennale di Venezia Stampa
Venerdì 03 Luglio 2020 16:18



Il Movimento Arte del XXI Secolo nell’ottobre 2019 ha allestito una personale dedicata all’architetto Giancarlo Delmastro nel quadro della 58. Biennale d’Arte di Venezia. Poche ma raffinate le opere esposte a cura di Licinia Visconti, Art Director del Movimento, che si è fatta carico anche del Catalogo nel quale sono riprodotte tutte le dieci tele esposte nelle nobili sale di Palazzo Zenobio, insigne capolavoro dell’estremo Barocco veneziano, visitate in questa occasione, ci piace ricordarlo in onore dell’artista, da oltre duemilacinquecento persone provenienti da ogni parte del mondo. Infatti, come tutti sanno, a Venezia si parla più inglese che italiano.

Architetto, musicologo, scrittore e pittore, il romano Giancarlo Delmastro è una personalità complessa, che tende in ognuno dei campi che ne impegnano l’attività ad imporre l’originalità del proprio sentire. Si tratta della concezione di un’arte totale che lo impegna a fondo nel convincimento che non esistano nella mente dell’uomo compartimenti chiusi cui far singolarmente ricorso a seconda delle necessità, ma che, al contrario, sensibilità e cultura siano, per quanto in diversa misura, sempre presenti. Tale concezione di derivazione hegeliana aveva trovato ampia formulazione nell’insegnamento dell’ultimo e più grande storico dell’arte della scuola di Vienna, Julius Schlosser von Magnino cui Delmastro fa riferimento anche se la sua poetica è lontana da quella del grande professore austriaco, assai prossimo alla maniera di Gustav Klimt piuttosto che ad un ductus astratto. Erano gli anni in cui l’Europa si avviava al proprio suicidio, mentre l’astrazione, per quanto nata come frutto estremo della Belle Époque, sembrava proporsi come soluzione non figurativa in orrore alla tragica realtà dello sfacelo europeo. «Meglio non vedere!», esclamò affranto Alexej von Jawlensky.

L’opera pittorica di Delmastro non si limita ad ignorare la realtà effettuale, ma nel proiettarsi oltre la figurazione anela ad esprimere dei contenuti non relativi alle cose ma al pensiero e il suo pensiero indugia sulle teorie di Einstein e sulle poderose forze che animano i buchi neri del cosmo. La forza del pensiero è immane: se, come aveva sostenuto Cartesio, riesce ad immaginare il Dio di Aristotele e di San Tommaso, se il fatto di pensare postula la mia esistenza, allora posso creare le immagini di una realtà fatta di invisibili e potenti forze; e tali energie Delmastro dipinge nei dieci quadri creati nella straordinaria estate del 2019. Un’estate che ricorda quella trascorsa dal poeta austriaco Rainer Maria Rilke nel 1907. Dopo aver visitato la grande retrospettiva dedicata a Paul Cézanne nel febbraio di quell’anno, il suo animo sensibile all’arte per le numerose frequentazioni di artisti e per essere stato segretario di Auguste Rodin, si accese di un febbrile moto creativo che gli fruttò i primi capolavori della sua carriera.

 

Giancarlo Delmastro, dopo aver compiuto studi di carattere artistico e scientifico, si è laureato in architettura aprendo il proprio studio a Roma e avviando un’intensa attività di progettazione nel campo del restauro e con la ristrutturazione di diversi alberghi. Il nucleo fondamentale del lavoro di architetto si è soprattutto qualificato in senso sociale nel convincimento di dover interpretare il proprio lavoro come una forma di servizio. Un criterio largamente applicato in tutti gli interventi di pianificazione urbanistica, effettuati in varie città di tutta Italia, particolarmente in importanti città storiche quali Roma, Milano, Pesaro, Urbino e Messina oltre che in Trentino. Del resto, l’Italia è patria di pittori-architetti, quali, per citarne solo alcuni, Giotto, Raffaello e Michelangelo.

Un secondo aspetto importante dell’attività di Delmastro è legata alla sua vocazione di designer e di architetto d’interni, due impegni nei quali ha sempre saputo trovare un miracoloso equilibrio fra i risultati pratici e le suggestioni pittoriche.

Il suo profilo professionale si completa rammentando l’appassionata attività didattica svolta dalla cattedra di Scienza delle costruzioni presso l’Università di Roma e in quanto docente e Direttore incaricato nell’Istituto Superiore per le industrie artistiche di Urbino.

L’esperienza pittorica ha trovato la dovuta continuità a partire dal 2002 con un esordio caratterizzato da forme di espressionismo astratto che ha trovato il proprio culmine nella serie di tele dedicate alle Sinfonie di Beethoven, tele in dinamico equilibrio fra il figurativo e il concettuale. Per passi progressivi l’astratto ha preso il sopravvento nella lunga e strenua ricerca di temi concettuali sui quali costruire l’opera magma. E questa è giunta nel complesso delle dieci opere realizzate nell’estate 2019. Opere di straordinario equilibrio nel quale si fondono l’intensità del pensiero, la dialettica delle energie costruttive e il fascino cromatico. Tele mosse, di piena gestualità, intessute di fantastiche geometrie scandite da un moto suadente e sfuggente. Mille i particolari, come negli ultimi lavori del Kandinskij profugo a Parigi, cercano di dare corpo e giustificazione ai titoli che cercano di penetrare, come spiegazioni postume, le intuizioni che hanno guidato nel pieno sole dell’ispirazione la mente, lo spirito e la mano.

Aldo Maria Pero, Novembre 2019

Ultimo aggiornamento Venerdì 03 Luglio 2020 16:43