VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" Video Stampa
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:42

Con il sobrio titolo di ″Fantasie nell’etere″ il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato una mostra personale dell’architetto Giancarlo Delmastro inserendola nell’ambito della 58. Biennale d’Arte di Venezia. E veneziano è il secentesco Palazzo Zenobio che ha accolto dieci straordinarie opere del Maestro romano, prodotte con un unico moto creativo nell’estate appena trascorsa. L’allestimento è stato curato e filmato da Licinia Visconti, Art Director del Movimento.

Tali lavori costituiscono l’eccezionale frutto di un momento particolare nella vicenda artistica di Delmastro, travolto, se così ci si può esprimere, da un inedito empito creativo, tanto intenso da far sembrare la precedente produzione, pur encomiabile per segno e per sorgiva spontaneità espressiva, come la semplice premessa di questo punto d’arrivo, che si può ipotizzare momentaneo. Un approdo stilistico e contenutistico nel quale sono confluiti l’unità del pensiero e gli straordinari mezzi espressivi posti in atto per giungere ad un risultato nel quale lo smagliante effetto figurativo esalta la profondità del pensiero in armoniosa sintesi. Domina nei dieci lavori uno spirito di forza e di eterea energia che, in termini musicali, solo la virile voce del violoncello potrebbe esaltare oltre ogni dire.  

Le dieci tele costituiscono pertanto un corpus monumentale al quale ben si attaglia un concetto del grande Baruch Spinoza che, per quanto non si sia specificamente interessato di estetica, ebbe a dire, nella sua ″Ethica more geometrico demonstrata″, che un’opera d’arte è «in primo luogo un fatto morale poiché il bello avvicina a Dio e quindi alla virtù, la quale virtù è un elemento essenzialmente logico che non lascia spazio alla commozione ma solo al ragionamento». Commuoversi di fronte ad una tela di Delmastro, ciò ch’è naturalmente possibile, significa -è sempre il grande olandese che parla- «deviare dalla possente oggettività alla frammentaria soggettività».

In effetti, di fronte alla profondità dell’artista romano, il richiamo più importante è cercare di comprendere che egli ha voluto attingere le leggi fondamentali del cosmo anche se poi il loico ch’è in lui ha lasciato spazio alla sontuosità della rappresentazione, alla seduzione di un intreccio cromatico di straordinaria ed ordinata sintassi coniugando la logica con un’irresistibile vena fantastica.

Aldo Maria Pero, novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:50