VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di " Orfeo Reda - Opere" Video Stampa
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:18

Il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato, nel contesto della 58. Biennale d’Arte di Venezia, una Personale, semplicemente intitolata ″Opere″, di Orfeo Reda. Licinia Visconti, Art Director del Movimento, ne ha, come di consueto, filmato l’allestimento.

L’artista calabrese ha scelto sedici opere che costituiscono un’antologia, non completa ma esauriente, della sua lunga milizia pittorica, non solo sotto l’aspetto tecnico-stilistico quanto piuttosto dal punto di vista contenutistico, poiché si può affermare che ogni tela di Reda costituisce un momento di riflessione sui diversi temi che sono di volta in volta oggetto delle sue riflessioni. Riflessioni che coprono un vasto ambito di interessi: il desiderio di documentare la sua terra in scorci che non si limitano mai alla pura e compiaciuta visione per attingere un superiore livello di testimonianza. Si guardino al proposito scorci urbani come quello delineato ne ″La Fornaretta″, l’affettuosa descrizione di una giovane recante sul capo, ab antiquo, un cesto di pane, inserita in un complicato, accattivante, incrocio di cammini convergenti su una piazzetta; oppure ″Paesaggio calabrese″, che si slarga in un respiro prolungato sino ad una sequenza di edifici che limitano lo sguardo; o infine ″Paesaggio particolare″, che narra la storia di un’antica povertà con i suoi edifici diruti e i panni stesi tra una finestra e un tetto.

Figlio di una terra di migranti per una tradizione che iniziò a fine Ottocento per intensificarsi sino alla Prima Guerra mondiale e per poi riprendere entro i patrii confini con il boom degli Anni 60/70, Reda non poteva mancare di raffigurare la triste figura de ″L’emigrante″, un giovane accasciato in una stazione in attesa del treno che lo porterà lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. Quando gli emarginati del Meridione non sanno sollevarsi dalla loro triste condizione, allora diventano come il personaggio che l’autore delinea con sommessa partecipazione in ″Sud, atavica assuefazione″ alla miseria e, peggio, alla privazione di ogni speranza. A parte il contenuto, si tratta di lavoro superbo per l’ammirevole variare delle nuances tonali e per il virtuosismo prospettico.

Talora, Reda è meno umanamente impegnato e più classico. Ciò avviene quando riprende un tema tradizionale come la ″Natura morta″ che qui propone una serie di eleganti vasetti di varia fattura, quasi mossi sul piano dal contrasto dei colori che l’autore, di solito assai misurato nei cromatismi, esalta qui con tinte forti dialetticamente contrapposte. Nell’ambito del genere, risulta ammirevole la capacità di Reda di trasformare in riflessione il semplice parallelismo di oggetti, scelti in modo particolare: alcuni sono antichi, altri frutto della tecnologia e quindi tali da creare nel loro complesso ″Due mondi″.

In altri casi possiamo cogliere un sorriso, come nello spiritoso ed ironico ″Siccità″, nel quale un ragazzino si sostituisce, con una bella minzione, ad una fontana che non dà acqua, quell’acqua che si vede nel sottostante invaso.

Reda mostra anche di essere un fine psicologo quando si sofferma su un problema individuale, quello del perplesso anziano posto di fronte alla sfrontata avvenenza di una donna seminuda che lo stordisce fra desiderio e incapacità di manifestarlo, come bene appare in ″Smarrimento totale″ cui fa da pendant lo splendido ″Solitudine″, una tela preziosa per impostazione, sagacia psicologica e doti stilistiche.

Chiuderemo la nostra rassegna aggiungendo che il Maestro è capace di interessarsi a drammi individuali, come testimonia ″Apocalisse″, un quadro che si commenta da solo, nel cupo dolore di una madre disperata per la rovina di un figlio.

Aldo Maria Pero, Novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:51