MANTOVA - Galleria Sartori "Il trionfio del colore" Inaugurazione - slideshow Stampa
Giovedì 12 Dicembre 2019 22:52

Sabato 7 dicembre il Movimento Arte del XXI Secolo ha inaugurato l’ultima mostra del suo intenso 2019 a Mantova, nella Galleria diretta da Arianna Sartori. Una chiusura d’anno degna di nota per la garbata e cordiale efficienza della gallerista e per lo splendore di questa città storica.

Un ruolo altrettanto importante hanno avuto gli artisti che hanno voluto prendervi parte e che sono stati rimeritati per la fiducia che ci hanno accordato dalla studiata gradevolezza dell’allestimento curato nei minimi particolari e dall’interesse dimostrato dai visitatori intervenuti al vernissage. 

La manifestazione è stata introdotta dalla Signora Sartori ed illustrata dal Prof. Aldo Maria Pero, mentre alla nostra Art Director, Licinia Visconti, si deve il video della presentazione e dell’allestimento, orchestrato in modo da fornire una documentazione completa, nell’insieme e nei dettagli, delle opere esposte.

La personale del parmense Silvio Franzini contava quattordici tele realizzate in tempi diversi e tali da documentare l’evoluzione dei criteri di pensiero e di stile che hanno informato l’ultimo decennio di una produzione rarefatta ma densa di contenuti e di variazioni sui temi fondanti della sua milizia artistica.

La mantovana Franca Bandera ha regalato all’attenzione dei presenti quattro lavori di singolare originalità per aver illustrato le ragioni della sua presa di coscienza della realtà spirituale del nostro tempo in tele dai due volti, uno del tutto evidente e l’altro, nel quale ha racchiuso i motivi segreti, costituito da una sorta di piccolo pannello posto al fondo della tela.

Alberto Besson, purtroppo presente con una sola opera, ha dato modo di apprezzare l’astrazione dal punto di vista della logica sottraendosi nel suo operato dalla banalità del fattore puramente emozionale. Una tela astratta, ci ha sostanzialmente detto, non è una semplice fuga dagli aspetti visuali e fisicamente apprezzabili, ma la costruzione di una contro-realtà vincolata a precisi canoni geometrici ed espressivi da leggere con l’intelletto e non con le ragioni del sentimento.

Milvia Bortoluzzi, una pittrice che è sempre riuscita a fondere insieme professionalità e quelle che Manzoni ebbe a definire, nella dedica alla moglie dell’Adelchi, le «afflizioni coniugali», si è fatta rappresentare a Mantova da due olî, altrettante meditazioni sui misteri delle cose che, come dice Amleto nell’omonima tragedia di Shakespeare, corrono fra la terra e il cielo. Elementi che si possono solo intuire e non veramente conoscere, così come a noi è concesso solo di immaginare il senso degli immemoriali silenzi raffigurati dall’artista di Thiene.

Risultano al contrario, con una sola eccezione, di aperta lettura i quattro lavori esposti in mostra dalla giovane veneziana Eleonora Brianese. L’eccezione è costituita da un doppio quadro, due superfici dipinte e disposte l’una sull’altra, caratterizzate non solo da motivi puramente decorativi, ma da aggraziati nastri che le avvolgono, quasi a dire che un’opera d’arte è nel suo fondamento un dono offerto dal suo creatore agli altri.

Angelo Conte è il protagonista di una forma pittorica ricca di simboli e di allusioni che trovano una collocazione in particolari ambiti della psicanalisi, non tanto in termini di analisi freudiana, quanto piuttosto nelle elaborazioni di psicologia delle masse dovuta a Carl Gustav Jung. Infatti i suoi sogni metafisici sembrano essere archetipi di antiche e comuni credenze, così come le onnipresenti scimmie stanno a ricordare la falsità e l’ambiguità della vita. Colori cupi dall’inaudita violenza di stesura rafforzano l’impressione di un mondo afflitto da colpe non riscattabili.

Un solo scultore in mostra, ma di alta levatura: l’aostano Bruno Gabrieli. Se fosse corretto indulgere a paralleli fra le arti figurative e la musica, ci troveremmo di fronte ad un caso probabilmente unico, ovvero la possibilità di mettere a confronto il ritmo vitale delle opere di Bruno Gabrieli con quello espresso secoli prima dal sommo compositore veneziano Giovanni Gabrieli. Lo stesso cognome per due grandi artisti, cui si potrebbe aggiungere Andrea Gabrieli, anche lui musicista e zio del precedente. In verità il confronto non è del tutto peregrino poiché le sculture in pietra e in legno di Bruno posseggono per loro intima natura uno straordinario intimo moto.

Gianguido Pastorello, mantovano come Franca Bandera, trova ispirazione per la sua produzione nel mondo della mitologia greca, l’universo delle leopardiane «favole antiche». Infatti le sue tele, leggiadre per eleganza di cromie e di figurazioni, si riferiscono alle pagine di Esiodo, il primo mitografo dell’Ellade dopo l’eroica età omerica degli aedi che rappresentavano la memoria vivente di vicende sepolte nelle pagine della storia. 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:40