Intervista a Raffaella Bertolini PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Giovedì 10 Aprile 2014 09:04

 

01. Una domanda d'obbligo: quando hai cominciato ad avvertire sollecitazioni artistiche?

Da sempre! Fin da piccola ho avuto una grande passione per l’arte, mi soffermavo spesso a contemplare immagini e quadri che prendevano vita nella mia immaginazione. Spesso, attraverso le immagini che potevano essere di cartoni animati, fumetti o libri illustrati, costruivo delle storie passando ore a disegnare. Per fortuna mia madre lavorava in un ufficio, quindi la carta non mancava mai!

 

02. Hai avuto sostegno in famiglia oppure hai trovato posizioni negative?

La mia famiglia mi ha sempre incoraggiato molto!

 

03. Quali sono stati i tuoi studi artistici e come si è sviluppata la tua formazione?

Ho studiato 5 anni al Liceo Artistico “A.Martini” di Savona dove, nei primi due anni, ho avuto la fortuna di avere un insegnante fantastico, Riccardo Zegna, insegnante di Figura Disegnata. Quei primi due anni sono stati decisivi per il mio percorso pittorico, dandomi delle solide fondamenta nella tecnica del disegno. Nel 1998 mi sono trasferita a Londra dove ho frequentato due corsi di pittura a olio. Il resto è basato su ricerca personale, libri e una grande curiosità di esplorare e sperimentare .

 

04. Quali artisti del presente o del passato consideri punti di riferimento?

Ce ne sono talmente tanti! Del passato direi..

Leonardo, Michelangelo, Van Gogh, Klimt, Schiele, Dalí, Frida Kalho, Andy Warhol, Jackson Pollock.

Ultimamente ho scoperto artisti non così famosi ma che mi ispirano molto, fra i quali un artista inglese, Carne Griffiths, il quale dipinge ritratti con tè, vino ed inchiostri dai risultati impressionanti.

 

05. Dal punto di vista dell'amante dell'arte e non di chi la pratica quali sono gli artisti che trovi più   interessanti?

Non credo di poter scindere le due cose. Comunque, a parte quelli già citati, recentemente sono andata a vedere una mostra del grande Lucian Freud, scomparso da poco, ed è stata una esperienza emozionante. Ho ammirato soprattutto il suo coraggio nel mantenere uno stile quasi classico che in quel tempo veniva deriso dai promotori della pittura astratta, per poi essere riconosciuto più tardi, quando ci fu un ritorno ad uno stile pittorico più figurativo. Un altro artista che trovo molto interessante è lo scozzese Peter Doig, paesaggista, con i suoi dipinti su tele a larga scala a metà tra il sogno e la realtà. Egli usa dei colori inusuali combinati a scene con angolazioni inaspettate che danno un risultato di “magico realismo”.

 

06. Una domanda indiscreta: cosa ti soddisfa della tua carriera e cosa costituisce invece un rimpianto?

Ho il rimpianto di non avere proseguito con i miei studi e di non essere andata all’Accademia delle Belle Arti, ma a 20 anni avevo una mentalità diversa, l’ambiente scolastico mi stava stretto, ero troppo ribelle. Adesso però, dopo un percorso molto variegato, con alti e bassi dal punto di vista pittorico, ho trovato un mio stile personale che mi soddisfa ed è anche apprezzato all’esterno.

 

07. Potresti illustrare il tuo punto di vista sulle ultimissime tendenze dell'arte contemporanea?

Ho notato un grande interesse nella cosiddetta “Street Art” o Graffiti Art. Ora questi artisti non lavorano più solo sulla strada, ma anche su tela, unendo l’arte figurativa all’arte del graffito, producendo dei lavori molto interessanti, molte volte con forti denunce politiche e sociali. Penso sia positivo dare più spazio a un certo tipo di linguaggio artistico un po’ fuori dalla regola perché ciò vuol dire anche aprirsi ad artisti validi e con idee fresche che altrimenti non verrebbero apprezzati. Noto anche, almeno nella scena artistica inglese, che non c’è quasi più una distinzione netta tra i vari stili pittorici; molti artisti sentono il bisogno di comunicare usando stili e materiali diversi come, ad esempio, l’astratto figurativo. Anche in questo caso penso che avere più libertà nell’esprimersi usando tecniche e materiali in maniera più sperimentale faccia bene all’arte.

 

08. Come presenteresti le tue opere e il tuo stile?

Il mio stile si potrebbe definire un mix tra pop art e psychedelia figurativa. Ho sempre avuto una grande passione per i ritratti, ma sono sempre stata alla ricerca di un metodo, di una tecnica che mi desse la possibilità di esprimere me stessa in maniera più libera. In queste mie ultime opere ho sviluppato una tecnica personale; sperimentando con inchiostri a base di alcool. Ho avuto la netta sensazione di aver dato più vita al ritratto ed a trasformarlo completamente con l’elemento psychedelico. La maggior parte sono ritratti di musicisti famosi, icone contemporanee. Prendo spunto da fotografie unendo l’elemento estetico pop-illustrativo ad un  effetto che ricorda i mosaici di vetro piombato delle chiese. In questo modo l’immagine originale viene completamente trasformata perdendo ogni contatto con la realtà. Immagini che altrimenti sarebbero banali, assumono un significato totalmente diverso, come  viste  attraverso un caleidoscopio.

 

 Includo una recensione scritta ultimamente su “New Blood Art” , il sito di una Galleria di Londra.

"Esiste un senso di riverenza santificata nei ritratti di Raffaella Bertolini. Il suo approccio tematico alla moderna iconografia femminile arricchito con uno stile contemporaneo adeguato ma allo stesso tempo infuso con influenze estetiche pop-illustrative, è forse un’associazione alle opere d'arte religiose. Ad esempio, le combinazioni di colori luminescenti e dettagli ben delineati di Amy e di Afrodite potrebbero ricordarci le immagini di una vetrata in una cappella. Vediamo portare in discussione concetti di eterna giovinezza . Debbie Harry rimane eternamente giovane in maniera quasi sospetta, lo stesso per Amy Winehouse ma con motivazioni più tragiche".

 

09. Quali consigli daresti ad un giovane artista?

Non saprei, ho conosciuto artisti molto validi e più giovani di me, con le idee molto chiare .. forse dovrei chiedere io consigli a loro!

 

Ultimo aggiornamento Giovedì 10 Aprile 2014 16:17
 

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