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FIRENZE - CASA DI DANTE "Omaggio al divin Poeta" Rassegna d'arte contemporanea 2020 PDF Stampa E-mail
Sabato 18 Gennaio 2020 19:58

Il Movimento Arte del XXI Secolo presenta nelle sale della Casa di Dante diciassette artisti che vanno da una promettente giovinezza ad un comprovato valore: presente e passato proiettati verso il futuro perché, come ebbe a dire Bertolt Brecht nel corso di un lungo intervento pubblico che sono costretto a sintetizzare, lo spirito dell’arte è diverso dalla filosofia di Parmenide di Elea, che negava l’esistenza del passato e del futuro in favore del solo presente. L’arte, infatti, e qui posso citare, «contiene l’insegnamento del passato per donarlo, ricco di nuova linfa, alle generazioni che verranno».

Gli artisti, pittori e scultori, che onorano con le loro opere questa rassegna fiorentina, si inseriscono nel primo appuntamento del ciclo di mostre che abbiamo intitolato ″Arte Contemporanea e Storia″, la storia essendo fornita dalla città che li ospita, fulgida gemma del Rinascimento.

Lasciata Firenze, la mostra si trasferirà in uno storico palazzo di Venezia per prendere parte alla prima tappa del ciclo ″Arte Contemporanea e Musica″. Infatti, nella splendida Sala degli specchi di Palazzo Zenobio le bellezze estetiche si uniranno allo splendore dei suoni del Concerto di apertura tenuto dal Duo Guarneri, formato da due musicisti di fama internazionale: il violoncellista Giorgio Fiori e il violinista Enzo Ligresti.

Secondo il curatore, Prof. Aldo Maria Pero, qualsiasi paragone diretto fra arti figurative e musica è ozioso, ma è vero che queste due espressioni dello spirito sono fra loro intimamente legate dal fatto di essere le uniche universali. Per essere intese non chiedono infatti né cultura né conoscenze linguistiche, ma solo occhi, orecchie e, se vogliamo, cuore.

Mostra Firenze Omaggio al divin Poeta 2020

 

Ultimo aggiornamento Sabato 18 Gennaio 2020 20:06
 
MANTOVA - Galleria Arianna Sartori "Il trionfo del colore" PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:32

Il Movimento Arte del XXI Secolo presenta le opere dei partecipanti alla mostra ″Il trionfo del colore″ allestita nella Galleria Arianna Sartori di Mantova.

Per merito degli artisti, dell’allestimento di Arianna Sartori, delle foto e delle riprese video di Licinia Visconti il nostro addio al 2019 è risultato particolarmente brillante. Sono state infatti esaltate nella giusta luce tanto le quattordici opere della personale di Silvio Franzini quanto la presenza delle sculture di Bruno Gabrieli e le suadenti, ma talora anche inquietanti, immagini proposte da Franca Bandera e da Angelo Conte, mentre su un livello di quieta ed immaginifica suggestione si è dipanato il discorso offerto dalle tele di Alberto Besson, di Milvia Bortoluzzi, di Eleonora Brianese e di Gianguido Pastorello.

Silvio Franzini ha svolto un’ardua tesi sul colore in quanto insieme materia ed idea, Bruno Gabrieli si è impegnato a mostrare come si possa incidere la pietra senza violarne l’anima, Franca Bandera ha proposto un saggio di sociologia comparata, Angelo Conte ha violato la frontiera dell’inconscio svolgendo un argomento di psicologia archetipica, Alberto Besson ha voluto mostrare il lato geometrico e costruttivo dell’astrattismo, Milvia Bortoluzzi ha annullato il tempo per esaltare lo spazio del divino, Eleonora Brianese ha dipinto con spirito di grazia e Gianguido Pastorello ha svolto una lezione su come trasformare le suggestioni poetiche in serene figurazioni pittoriche.

Nella sua presentazione il Prof. Aldo Maria Pero ha cercato di illustrare i meriti culturali degli otto artisti che hanno preso parte all’esposizione nel quadro della bellezza antica di Mantova.

Galleria Arianna Sartori

Via Ippolito Nievo 10

Mantova

Allestimento di Arianna Sartori, titolare della Galleria

Foto e video di Licinia Visconti, Art Director del Movimento Arte del XXI Secolo

Presentazione del Prof. Aldo Maria Pero

Conclusione della mostra il 23 dicembre 2019

Orario: Da lunedì a sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30 / Domenica e festivi 15.00-19.00

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:37
 
MANTOVA - Galleria Arianna Sartori "Il trionfo del colore" Personale di Silvio Franzini PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:24

Nella mantovana Galleria Arianna Sartori sabato 7 dicembre 2019, allestita dalla titolare, filmata da Licinia Visconti e presentata da Aldo Maria Pero, il Movimento Arte del XXI Secolo ha acceso le luci sulla Personale ″Il trionfo del colore″ di Silvio Franzini, un pittore i cui quadri conquistano immediatamente la scena.Nell’esercizio tecnico dell’artista parmense il trionfo del colore ha un significato molto particolare nel senso che le sue tele non si segnalano per le esplosioni cromatiche che il titolo indurrebbe a supporre, ma per un particolare, raffinato e meditato, impiego del versante coloristico nelle sue meditazioni figurative. Infatti il colore, steso con intensità e brillantezza, finisce per essere non un mezzo ma un primo fine delle sue opere, mentre il secondo va ricercato nelle figurate idee che talora emergono e talaltra vi scompaiono per rimandare a significati di una comunicazione complessa e molteplice tra il creatore, le sue creature e coloro che le studiano. In realtà sembra che Franzini sia il demiurgo che svolge la propria attività fra lavori solo apparentemente terminati ma volti a fasi successive di completamento, come se la dialettica del pensiero si sviluppi con moto incessante tanto che molte delle tele presentare possono essere considerate l’ideale completamento di altre in un moto progressivo che muove da soluzioni espressionistiche e si completa nel profondo della pura astrazione.

Galleria Arianna Sartori

Via Ippolito Nievo 10

Mantova

La Manifestazione si concluderà il 23 dicembre

Orario: da lunedì a sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30 / Domenica e festivi 15.00-19.00

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:31
 
MANTOVA - Galleria Arianna Sartori "Il trionfo del colore" Inaugurazione PDF Stampa E-mail
Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:10

Il Movimento Arte del XXI Secolo presenta a Mantova con una personale e una collettiva otto artisti, uno scultore e sette pittori.

Il video dell’inaugurazione è stato realizzato il 7 dicembre nella sala grande della Galleria Sartori dall’Art Director del Movimento, Licinia Visconti.

Classico lo svolgimento: Arianna Sartori, titolare dell’omonima Galleria, ha presentato con molto garbo gli artisti e il curatore, Prof. Aldo Maria Pero, che a sua volta ha illustrato le singole personalità, a partire dai presenti –Silvio Franzini, protagonista della personale; e i due pittori locali, Franca Bandera e Gianguido Pastorello- per poi soffermarsi sugli assenti, ossia lo scultore aostano Bruno Gabrieli e via via Alberto Besson, Milvia Bortoluzzi, Eleonora Brianese, Angelo Conte.

L’accurato allestimento ha consentito di esporre nel modo più opportuno le opere di tutti i partecipanti, che nell’insieme sono risultati un gruppo molto ben assortito e dotato di notevoli qualità artistiche.

Allestimento: Arianna Sartori

Video: Licinia Visconti

Presentazione: Aldo Maria Pero

La mostra si concluderà il 23 dicembre

Orario: Da lunedì a sabato 10.00-12.30 e 15.30-19.30 – Domenica e festivi 15.00-19.00

Galleria Arianna Sartori

Via Ippolito Nievo 10

Mantova

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:22
 
MANTOVA - Galleria Sartori "Il trionfio del colore" Inaugurazione - slideshow PDF Stampa E-mail
Giovedì 12 Dicembre 2019 22:52

Sabato 7 dicembre il Movimento Arte del XXI Secolo ha inaugurato l’ultima mostra del suo intenso 2019 a Mantova, nella Galleria diretta da Arianna Sartori. Una chiusura d’anno degna di nota per la garbata e cordiale efficienza della gallerista e per lo splendore di questa città storica.

Un ruolo altrettanto importante hanno avuto gli artisti che hanno voluto prendervi parte e che sono stati rimeritati per la fiducia che ci hanno accordato dalla studiata gradevolezza dell’allestimento curato nei minimi particolari e dall’interesse dimostrato dai visitatori intervenuti al vernissage. 

La manifestazione è stata introdotta dalla Signora Sartori ed illustrata dal Prof. Aldo Maria Pero, mentre alla nostra Art Director, Licinia Visconti, si deve il video della presentazione e dell’allestimento, orchestrato in modo da fornire una documentazione completa, nell’insieme e nei dettagli, delle opere esposte.

La personale del parmense Silvio Franzini contava quattordici tele realizzate in tempi diversi e tali da documentare l’evoluzione dei criteri di pensiero e di stile che hanno informato l’ultimo decennio di una produzione rarefatta ma densa di contenuti e di variazioni sui temi fondanti della sua milizia artistica.

La mantovana Franca Bandera ha regalato all’attenzione dei presenti quattro lavori di singolare originalità per aver illustrato le ragioni della sua presa di coscienza della realtà spirituale del nostro tempo in tele dai due volti, uno del tutto evidente e l’altro, nel quale ha racchiuso i motivi segreti, costituito da una sorta di piccolo pannello posto al fondo della tela.

Alberto Besson, purtroppo presente con una sola opera, ha dato modo di apprezzare l’astrazione dal punto di vista della logica sottraendosi nel suo operato dalla banalità del fattore puramente emozionale. Una tela astratta, ci ha sostanzialmente detto, non è una semplice fuga dagli aspetti visuali e fisicamente apprezzabili, ma la costruzione di una contro-realtà vincolata a precisi canoni geometrici ed espressivi da leggere con l’intelletto e non con le ragioni del sentimento.

Milvia Bortoluzzi, una pittrice che è sempre riuscita a fondere insieme professionalità e quelle che Manzoni ebbe a definire, nella dedica alla moglie dell’Adelchi, le «afflizioni coniugali», si è fatta rappresentare a Mantova da due olî, altrettante meditazioni sui misteri delle cose che, come dice Amleto nell’omonima tragedia di Shakespeare, corrono fra la terra e il cielo. Elementi che si possono solo intuire e non veramente conoscere, così come a noi è concesso solo di immaginare il senso degli immemoriali silenzi raffigurati dall’artista di Thiene.

Risultano al contrario, con una sola eccezione, di aperta lettura i quattro lavori esposti in mostra dalla giovane veneziana Eleonora Brianese. L’eccezione è costituita da un doppio quadro, due superfici dipinte e disposte l’una sull’altra, caratterizzate non solo da motivi puramente decorativi, ma da aggraziati nastri che le avvolgono, quasi a dire che un’opera d’arte è nel suo fondamento un dono offerto dal suo creatore agli altri.

Angelo Conte è il protagonista di una forma pittorica ricca di simboli e di allusioni che trovano una collocazione in particolari ambiti della psicanalisi, non tanto in termini di analisi freudiana, quanto piuttosto nelle elaborazioni di psicologia delle masse dovuta a Carl Gustav Jung. Infatti i suoi sogni metafisici sembrano essere archetipi di antiche e comuni credenze, così come le onnipresenti scimmie stanno a ricordare la falsità e l’ambiguità della vita. Colori cupi dall’inaudita violenza di stesura rafforzano l’impressione di un mondo afflitto da colpe non riscattabili.

Un solo scultore in mostra, ma di alta levatura: l’aostano Bruno Gabrieli. Se fosse corretto indulgere a paralleli fra le arti figurative e la musica, ci troveremmo di fronte ad un caso probabilmente unico, ovvero la possibilità di mettere a confronto il ritmo vitale delle opere di Bruno Gabrieli con quello espresso secoli prima dal sommo compositore veneziano Giovanni Gabrieli. Lo stesso cognome per due grandi artisti, cui si potrebbe aggiungere Andrea Gabrieli, anche lui musicista e zio del precedente. In verità il confronto non è del tutto peregrino poiché le sculture in pietra e in legno di Bruno posseggono per loro intima natura uno straordinario intimo moto.

Gianguido Pastorello, mantovano come Franca Bandera, trova ispirazione per la sua produzione nel mondo della mitologia greca, l’universo delle leopardiane «favole antiche». Infatti le sue tele, leggiadre per eleganza di cromie e di figurazioni, si riferiscono alle pagine di Esiodo, il primo mitografo dell’Ellade dopo l’eroica età omerica degli aedi che rappresentavano la memoria vivente di vicende sepolte nelle pagine della storia. 

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Dicembre 2019 17:40
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO"Arte contemporanea in Laguna" le opere di Valeria Bucefari PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Novembre 2019 10:52

Perusina natione atque moribus potremmo dire di Valeria Bucefari modificando quanto scritto da Dante Alighieri che, nella Epistola XIII a Cangrande della Scala, dichiarava di essere «Florentini natione, non moribus», ovvero ″fiorentino di nascita e non di costumi″. Infatti Valeria è profondamente perugina come denunciano i caratteri delle sue opere. Per cominciare esiste l’ascendenza etrusca, lo spirito di quel popolo misterioso che riuscì anche a dominare Roma ma che proprio per questo fu dai romani condannato alla damnatio memoriae, per quanto ai tempi di Augusto esistesse ancora Mecenate, un principe etrusco. Gente misteriosa, priva di letteratura, refrattaria alla poesia, ma profondamente intrisa di senso di arcane corrispondenze fra cielo e terra, fra il solare mondo dei vivi e l’atre plaghe dell’Ade. Una civiltà ricca di simboli e di oscure intuizioni, che sembrano rivivere nelle apparentemente serene scene dipinte da Valeria, che avverte senza dubbio le risorse magiche della sua terra e raffigura impianti scenici di ieratica immobilità nei quali i personaggi di volta in volta evocati paiono la rappresentazione di mondi che convivono senza toccarsi, nella più completa estraneità. Anche i costumi costituiscono un particolare capitolo della fantasia: nella loro vivace bizzaria recano una solennità che riesce a far dimenticare di essere le vestimenta di personaggi da circo, un circo che è però la raffigurazione silente di un dramma che si muove tra precognizioni, intuizioni, minacce e simboli, echi lontane di un mondo che recupera i caratteri di un’altra età, il Medioevo, nella quale l’incognito era materia giornaliera e coinvolgeva nelle proprie spire il colto e l’inclia, il povero e il ricco. Del resto, le creazioni di Valeria Bucefari, protagonisti senza tempo di una storia infinita, costituisco un mondo a sé, una sorta di leibniziana monade senza contatti con altre età e diversi palcoscenici.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Novembre 2019 11:00
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" le opere di Angelo Conte PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Novembre 2019 16:18

Angelo Conte è nato a Latina e dal  2010 vive a Fontevivo, in provincia di Parma. Dopo aver frequentato l’Istituto d’arte di Cascano in provincia di Caserta, si è diplomato Maestro d’arte, specializzandosi poi come Maestro di arti applicate. Successivamente ha frequentato a Napoli la Facoltà di Architettura conseguendo il relativo titolo. In seguito è stato allievo, sempre a Napoli, del pittore Carlo Rossi, docente di arti visive. Ha compiuto frequenti viaggi di studio in Italia e all’estero, soprattutto nell’area nord-europea dove ha risieduto per circa vent’anni stabilendosi in Svizzera. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, Serbia, Russia e Italia. Fra i critici che si sono interessati alla sua opera spiccano i nomi di Vittorio Sgarbi e di Alberto Gross. Quest’ultimo ha scritto: «Tutto è fingimento, giuoco del doppio, un particolare gusto per il camouflage che invita a sottolineare un altro dei temi fondanti il lavoro dell'artista: la presenza della maschera, per eccellenza simbolo dell'enigma, dello sdoppiamento e del travestimento, elemento che trasfigura la sostanza oggettivandola in un'immagine falsificata e –parimenti– più reale del reale (a ″prosopon″, maschera in greco antico, viene storicamente accostato il nostro ″persona″)».

La serie di personali allestite da Angelo Conte ha inizio nel 1978. Si ricorderanno solo quelle degli ultimi anni: 2015 - Padova, Galleria Arte Paolo Maffei, Il Viaggio; Milano, Galleria Spazio E, Già visto e vissuto; Spilimbergo (PN), Quadreria d’Arte Moderna e Contemporanea Tono Zancanaro, Angelo Conte- Manierismo e innovazione ● 2016 – Caravaggio (BG), Sala dei Cloni, Surrealismi dalla seconda alla terza Dimensione ● 2019 – Ferrara, Galleria Fabula Fine Art, Al di la delle Nuvole; Verona Galleria Spazio 6 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Novembre 2019 16:25
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" Video PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:42

Con il sobrio titolo di ″Fantasie nell’etere″ il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato una mostra personale dell’architetto Giancarlo Delmastro inserendola nell’ambito della 58. Biennale d’Arte di Venezia. E veneziano è il secentesco Palazzo Zenobio che ha accolto dieci straordinarie opere del Maestro romano, prodotte con un unico moto creativo nell’estate appena trascorsa. L’allestimento è stato curato e filmato da Licinia Visconti, Art Director del Movimento.

Tali lavori costituiscono l’eccezionale frutto di un momento particolare nella vicenda artistica di Delmastro, travolto, se così ci si può esprimere, da un inedito empito creativo, tanto intenso da far sembrare la precedente produzione, pur encomiabile per segno e per sorgiva spontaneità espressiva, come la semplice premessa di questo punto d’arrivo, che si può ipotizzare momentaneo. Un approdo stilistico e contenutistico nel quale sono confluiti l’unità del pensiero e gli straordinari mezzi espressivi posti in atto per giungere ad un risultato nel quale lo smagliante effetto figurativo esalta la profondità del pensiero in armoniosa sintesi. Domina nei dieci lavori uno spirito di forza e di eterea energia che, in termini musicali, solo la virile voce del violoncello potrebbe esaltare oltre ogni dire.  

Le dieci tele costituiscono pertanto un corpus monumentale al quale ben si attaglia un concetto del grande Baruch Spinoza che, per quanto non si sia specificamente interessato di estetica, ebbe a dire, nella sua ″Ethica more geometrico demonstrata″, che un’opera d’arte è «in primo luogo un fatto morale poiché il bello avvicina a Dio e quindi alla virtù, la quale virtù è un elemento essenzialmente logico che non lascia spazio alla commozione ma solo al ragionamento». Commuoversi di fronte ad una tela di Delmastro, ciò ch’è naturalmente possibile, significa -è sempre il grande olandese che parla- «deviare dalla possente oggettività alla frammentaria soggettività».

In effetti, di fronte alla profondità dell’artista romano, il richiamo più importante è cercare di comprendere che egli ha voluto attingere le leggi fondamentali del cosmo anche se poi il loico ch’è in lui ha lasciato spazio alla sontuosità della rappresentazione, alla seduzione di un intreccio cromatico di straordinaria ed ordinata sintassi coniugando la logica con un’irresistibile vena fantastica.

Aldo Maria Pero, novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:50
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO Personale di Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 16:38

Il Movimento Arte del XXI Secolo, nell’ambito della 58. Biennale d’Arte di Venezia, dedica a Giancarlo Delmastro, architetto di chiara fama, una mostra personale, allestita da Licinia Visconti. La mostra verrà inaugurata domenica 6 ottobre 2019 alle ore 17.00 con la presentazione del Prof. Aldo Maria Pero.

Il Maestro romano ha cominciato ad esporre nel 2002 ed ha rapidamente scalato la china della notorietà anche come pittore applicando un senso di equilibrio che, se gli deriva dal retaggio professionale, possiede un vero e proprio carattere rabdomantico nella istintiva ricerca di momenti dialettici che investono le successive invenzioni dettate, con qualche sosta seguita da formidabili riprese, dalle risorse di una fantasia accesa e magnanima che lo ha tratto via via da forme di espressionismo astratto all’astrazione pura.

Le dieci opere di questa personale, non particolarmente ricca di tele ma assai densa di contenuti, sono appunto il frutto dell’ultima di tali resurrezioni, create di getto, in uno sforzo unitario passato dall’uno all’altro lavoro, nel corso di questa estate, che la memoria riconduce agli analoghi mesi del 1907 trascorsi quasi in trance da Rainer Maria Rilke che, visitata la grande retrospettiva dedicata in febbraio a Paul Cézanne, scrisse di essere stato sconvolto dalla retrospettiva, che definì lo stimolo di una nuova generazione di artisti, primo fra tutti lui stesso che lavorò per mesi in uno stato di febbrile eccitazione.

Basta guardare anche distrattamente le tele di Delmastro per comprendere che anche lui, come Rilke, ha attraversato una stagione di creatività febbrile, il che impedisce di riservare uno sguardo distratto al suo lavoro, che costituisce, uso un termine plebeo, una mazzata per chiunque lo guardi, anche se ignaro del concetto fondamentale che lo sottende, la volontà di rappresentare in linee e colori la curvatura fondamentale dell’universo secondo l’intuizione di Albert Einstein e come risultato delle titaniche energie prodotte dai buchi neri.

Nelle tele del Maestro romano non ci sono buchi neri, ma la palpitante, dinamica, prorompente energia delle linee curve che s’intersecano e si dilatano con un’energia che si proietta oltre i margini dei quadri, troppo esigui per contenere tanta cosmica vitalità.

Sede: Palazzo Zenobio – Sestiere Dorsoduro 2596 – Venezia

La mostra si concluderà il 3 novembre e sarà visitabile da martedì a domenica, ore 10.00-18.00

Venezia Palazzo Zenobio Giancarlo Delmastro

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:45
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di " Orfeo Reda - Opere" Video PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:18

Il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato, nel contesto della 58. Biennale d’Arte di Venezia, una Personale, semplicemente intitolata ″Opere″, di Orfeo Reda. Licinia Visconti, Art Director del Movimento, ne ha, come di consueto, filmato l’allestimento.

L’artista calabrese ha scelto sedici opere che costituiscono un’antologia, non completa ma esauriente, della sua lunga milizia pittorica, non solo sotto l’aspetto tecnico-stilistico quanto piuttosto dal punto di vista contenutistico, poiché si può affermare che ogni tela di Reda costituisce un momento di riflessione sui diversi temi che sono di volta in volta oggetto delle sue riflessioni. Riflessioni che coprono un vasto ambito di interessi: il desiderio di documentare la sua terra in scorci che non si limitano mai alla pura e compiaciuta visione per attingere un superiore livello di testimonianza. Si guardino al proposito scorci urbani come quello delineato ne ″La Fornaretta″, l’affettuosa descrizione di una giovane recante sul capo, ab antiquo, un cesto di pane, inserita in un complicato, accattivante, incrocio di cammini convergenti su una piazzetta; oppure ″Paesaggio calabrese″, che si slarga in un respiro prolungato sino ad una sequenza di edifici che limitano lo sguardo; o infine ″Paesaggio particolare″, che narra la storia di un’antica povertà con i suoi edifici diruti e i panni stesi tra una finestra e un tetto.

Figlio di una terra di migranti per una tradizione che iniziò a fine Ottocento per intensificarsi sino alla Prima Guerra mondiale e per poi riprendere entro i patrii confini con il boom degli Anni 60/70, Reda non poteva mancare di raffigurare la triste figura de ″L’emigrante″, un giovane accasciato in una stazione in attesa del treno che lo porterà lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. Quando gli emarginati del Meridione non sanno sollevarsi dalla loro triste condizione, allora diventano come il personaggio che l’autore delinea con sommessa partecipazione in ″Sud, atavica assuefazione″ alla miseria e, peggio, alla privazione di ogni speranza. A parte il contenuto, si tratta di lavoro superbo per l’ammirevole variare delle nuances tonali e per il virtuosismo prospettico.

Talora, Reda è meno umanamente impegnato e più classico. Ciò avviene quando riprende un tema tradizionale come la ″Natura morta″ che qui propone una serie di eleganti vasetti di varia fattura, quasi mossi sul piano dal contrasto dei colori che l’autore, di solito assai misurato nei cromatismi, esalta qui con tinte forti dialetticamente contrapposte. Nell’ambito del genere, risulta ammirevole la capacità di Reda di trasformare in riflessione il semplice parallelismo di oggetti, scelti in modo particolare: alcuni sono antichi, altri frutto della tecnologia e quindi tali da creare nel loro complesso ″Due mondi″.

In altri casi possiamo cogliere un sorriso, come nello spiritoso ed ironico ″Siccità″, nel quale un ragazzino si sostituisce, con una bella minzione, ad una fontana che non dà acqua, quell’acqua che si vede nel sottostante invaso.

Reda mostra anche di essere un fine psicologo quando si sofferma su un problema individuale, quello del perplesso anziano posto di fronte alla sfrontata avvenenza di una donna seminuda che lo stordisce fra desiderio e incapacità di manifestarlo, come bene appare in ″Smarrimento totale″ cui fa da pendant lo splendido ″Solitudine″, una tela preziosa per impostazione, sagacia psicologica e doti stilistiche.

Chiuderemo la nostra rassegna aggiungendo che il Maestro è capace di interessarsi a drammi individuali, come testimonia ″Apocalisse″, un quadro che si commenta da solo, nel cupo dolore di una madre disperata per la rovina di un figlio.

Aldo Maria Pero, Novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:51
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO Personale "Orfeo Reda Opere" PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 15:36

Da domenica 6 ottobre 2019 con inaugurazione ufficiale alle ore 17.00, nel quadro della sua presenza nel veneziano Palazzo Zenobio, in occasione della 58ma Biennale d’Arte di Venezia, il Movimento Arte del XXI Secolo presenta la mostra personale di Orfeo Reda, un maestro della gloriosa città calabrese di Amantea, un centro in provincia di Cosenza. Amantea è una piccola urbs tardoromana, bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola. Il suo castello, formidabile piazzaforte di tutti i potentati locali, oggi purtroppo in rovina, ferito da due terremoti e quasi distrutto dalle truppe napoleoniche all’inizio dell’Ottocento, è stato testimone per più di mille anni di tutta la storia dell’Italia meridionale.

La vasta e multiforme opera del Maestro Reda è invece la viva e sofferta testimonianza dei problemi sociali della sua terra, anche se il suo lavoro, ricco di temi e di soggetti, ha illustrato non solo certe mestizie calabresi ma ha anche dato vita con vivacità di spunti e di scelte cromatiche a nature morte che a buon diritto si innervano nella miglior tradizione novecentesca del genere. Non mancano tributi diretti alla sua regione con ampi scorci paesaggistici caratterizzati da una resa scabra ed intensa. Altrettanto importante è la produzione di ritratti, che raramente indugiano sull’immobilità del personaggio dipinto, ma lo colgono nel gesto e più ancora in varie disposizioni d’animo, qualche volta in un atteggiamento di resa a forze soverchianti. Non mancano per contro bozzetti mondani, con visioni di bagnanti colte non senza un piccolo moto di ironia. Nel complesso, la pittura di un saggio che tutto ha visto e compreso e si rende testimone non solo dei propri pensieri ma di una più vasta e complessa stagione storica.

La mostra proseguirà sino al 3 novembre 2019 con orario da martedì a domenica, ore 10.00-18.00.

Venezia Palazzo Zenobio Orfeo Reda

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:45
 
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