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VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO"Arte contemporanea in Laguna" le opere di Valeria Bucefari PDF Stampa E-mail
Martedì 26 Novembre 2019 10:52

Perusina natione atque moribus potremmo dire di Valeria Bucefari modificando quanto scritto da Dante Alighieri che, nella Epistola XIII a Cangrande della Scala, dichiarava di essere «Florentini natione, non moribus», ovvero ″fiorentino di nascita e non di costumi″. Infatti Valeria è profondamente perugina come denunciano i caratteri delle sue opere. Per cominciare esiste l’ascendenza etrusca, lo spirito di quel popolo misterioso che riuscì anche a dominare Roma ma che proprio per questo fu dai romani condannato alla damnatio memoriae, per quanto ai tempi di Augusto esistesse ancora Mecenate, un principe etrusco. Gente misteriosa, priva di letteratura, refrattaria alla poesia, ma profondamente intrisa di senso di arcane corrispondenze fra cielo e terra, fra il solare mondo dei vivi e l’atre plaghe dell’Ade. Una civiltà ricca di simboli e di oscure intuizioni, che sembrano rivivere nelle apparentemente serene scene dipinte da Valeria, che avverte senza dubbio le risorse magiche della sua terra e raffigura impianti scenici di ieratica immobilità nei quali i personaggi di volta in volta evocati paiono la rappresentazione di mondi che convivono senza toccarsi, nella più completa estraneità. Anche i costumi costituiscono un particolare capitolo della fantasia: nella loro vivace bizzaria recano una solennità che riesce a far dimenticare di essere le vestimenta di personaggi da circo, un circo che è però la raffigurazione silente di un dramma che si muove tra precognizioni, intuizioni, minacce e simboli, echi lontane di un mondo che recupera i caratteri di un’altra età, il Medioevo, nella quale l’incognito era materia giornaliera e coinvolgeva nelle proprie spire il colto e l’inclia, il povero e il ricco. Del resto, le creazioni di Valeria Bucefari, protagonisti senza tempo di una storia infinita, costituisco un mondo a sé, una sorta di leibniziana monade senza contatti con altre età e diversi palcoscenici.

Ultimo aggiornamento Martedì 26 Novembre 2019 11:00
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" le opere di Angelo Conte PDF Stampa E-mail
Mercoledì 20 Novembre 2019 16:18

Angelo Conte è nato a Latina e dal  2010 vive a Fontevivo, in provincia di Parma. Dopo aver frequentato l’Istituto d’arte di Cascano in provincia di Caserta, si è diplomato Maestro d’arte, specializzandosi poi come Maestro di arti applicate. Successivamente ha frequentato a Napoli la Facoltà di Architettura conseguendo il relativo titolo. In seguito è stato allievo, sempre a Napoli, del pittore Carlo Rossi, docente di arti visive. Ha compiuto frequenti viaggi di studio in Italia e all’estero, soprattutto nell’area nord-europea dove ha risieduto per circa vent’anni stabilendosi in Svizzera. Sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Svizzera, Germania, Francia, Stati Uniti, Serbia, Russia e Italia. Fra i critici che si sono interessati alla sua opera spiccano i nomi di Vittorio Sgarbi e di Alberto Gross. Quest’ultimo ha scritto: «Tutto è fingimento, giuoco del doppio, un particolare gusto per il camouflage che invita a sottolineare un altro dei temi fondanti il lavoro dell'artista: la presenza della maschera, per eccellenza simbolo dell'enigma, dello sdoppiamento e del travestimento, elemento che trasfigura la sostanza oggettivandola in un'immagine falsificata e –parimenti– più reale del reale (a ″prosopon″, maschera in greco antico, viene storicamente accostato il nostro ″persona″)».

La serie di personali allestite da Angelo Conte ha inizio nel 1978. Si ricorderanno solo quelle degli ultimi anni: 2015 - Padova, Galleria Arte Paolo Maffei, Il Viaggio; Milano, Galleria Spazio E, Già visto e vissuto; Spilimbergo (PN), Quadreria d’Arte Moderna e Contemporanea Tono Zancanaro, Angelo Conte- Manierismo e innovazione ● 2016 – Caravaggio (BG), Sala dei Cloni, Surrealismi dalla seconda alla terza Dimensione ● 2019 – Ferrara, Galleria Fabula Fine Art, Al di la delle Nuvole; Verona Galleria Spazio 6 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Novembre 2019 16:25
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" Video PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:42

Con il sobrio titolo di ″Fantasie nell’etere″ il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato una mostra personale dell’architetto Giancarlo Delmastro inserendola nell’ambito della 58. Biennale d’Arte di Venezia. E veneziano è il secentesco Palazzo Zenobio che ha accolto dieci straordinarie opere del Maestro romano, prodotte con un unico moto creativo nell’estate appena trascorsa. L’allestimento è stato curato e filmato da Licinia Visconti, Art Director del Movimento.

Tali lavori costituiscono l’eccezionale frutto di un momento particolare nella vicenda artistica di Delmastro, travolto, se così ci si può esprimere, da un inedito empito creativo, tanto intenso da far sembrare la precedente produzione, pur encomiabile per segno e per sorgiva spontaneità espressiva, come la semplice premessa di questo punto d’arrivo, che si può ipotizzare momentaneo. Un approdo stilistico e contenutistico nel quale sono confluiti l’unità del pensiero e gli straordinari mezzi espressivi posti in atto per giungere ad un risultato nel quale lo smagliante effetto figurativo esalta la profondità del pensiero in armoniosa sintesi. Domina nei dieci lavori uno spirito di forza e di eterea energia che, in termini musicali, solo la virile voce del violoncello potrebbe esaltare oltre ogni dire.  

Le dieci tele costituiscono pertanto un corpus monumentale al quale ben si attaglia un concetto del grande Baruch Spinoza che, per quanto non si sia specificamente interessato di estetica, ebbe a dire, nella sua ″Ethica more geometrico demonstrata″, che un’opera d’arte è «in primo luogo un fatto morale poiché il bello avvicina a Dio e quindi alla virtù, la quale virtù è un elemento essenzialmente logico che non lascia spazio alla commozione ma solo al ragionamento». Commuoversi di fronte ad una tela di Delmastro, ciò ch’è naturalmente possibile, significa -è sempre il grande olandese che parla- «deviare dalla possente oggettività alla frammentaria soggettività».

In effetti, di fronte alla profondità dell’artista romano, il richiamo più importante è cercare di comprendere che egli ha voluto attingere le leggi fondamentali del cosmo anche se poi il loico ch’è in lui ha lasciato spazio alla sontuosità della rappresentazione, alla seduzione di un intreccio cromatico di straordinaria ed ordinata sintassi coniugando la logica con un’irresistibile vena fantastica.

Aldo Maria Pero, novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:50
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO Personale di Giancarlo Delmastro "Fantasie nell'etere" PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 16:38

Il Movimento Arte del XXI Secolo, nell’ambito della 58. Biennale d’Arte di Venezia, dedica a Giancarlo Delmastro, architetto di chiara fama, una mostra personale, allestita da Licinia Visconti. La mostra verrà inaugurata domenica 6 ottobre 2019 alle ore 17.00 con la presentazione del Prof. Aldo Maria Pero.

Il Maestro romano ha cominciato ad esporre nel 2002 ed ha rapidamente scalato la china della notorietà anche come pittore applicando un senso di equilibrio che, se gli deriva dal retaggio professionale, possiede un vero e proprio carattere rabdomantico nella istintiva ricerca di momenti dialettici che investono le successive invenzioni dettate, con qualche sosta seguita da formidabili riprese, dalle risorse di una fantasia accesa e magnanima che lo ha tratto via via da forme di espressionismo astratto all’astrazione pura.

Le dieci opere di questa personale, non particolarmente ricca di tele ma assai densa di contenuti, sono appunto il frutto dell’ultima di tali resurrezioni, create di getto, in uno sforzo unitario passato dall’uno all’altro lavoro, nel corso di questa estate, che la memoria riconduce agli analoghi mesi del 1907 trascorsi quasi in trance da Rainer Maria Rilke che, visitata la grande retrospettiva dedicata in febbraio a Paul Cézanne, scrisse di essere stato sconvolto dalla retrospettiva, che definì lo stimolo di una nuova generazione di artisti, primo fra tutti lui stesso che lavorò per mesi in uno stato di febbrile eccitazione.

Basta guardare anche distrattamente le tele di Delmastro per comprendere che anche lui, come Rilke, ha attraversato una stagione di creatività febbrile, il che impedisce di riservare uno sguardo distratto al suo lavoro, che costituisce, uso un termine plebeo, una mazzata per chiunque lo guardi, anche se ignaro del concetto fondamentale che lo sottende, la volontà di rappresentare in linee e colori la curvatura fondamentale dell’universo secondo l’intuizione di Albert Einstein e come risultato delle titaniche energie prodotte dai buchi neri.

Nelle tele del Maestro romano non ci sono buchi neri, ma la palpitante, dinamica, prorompente energia delle linee curve che s’intersecano e si dilatano con un’energia che si proietta oltre i margini dei quadri, troppo esigui per contenere tanta cosmica vitalità.

Sede: Palazzo Zenobio – Sestiere Dorsoduro 2596 – Venezia

La mostra si concluderà il 3 novembre e sarà visitabile da martedì a domenica, ore 10.00-18.00

Venezia Palazzo Zenobio Giancarlo Delmastro

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:45
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO Personale di " Orfeo Reda - Opere" Video PDF Stampa E-mail
Mercoledì 13 Novembre 2019 22:18

Il Movimento Arte del XXI Secolo ha presentato, nel contesto della 58. Biennale d’Arte di Venezia, una Personale, semplicemente intitolata ″Opere″, di Orfeo Reda. Licinia Visconti, Art Director del Movimento, ne ha, come di consueto, filmato l’allestimento.

L’artista calabrese ha scelto sedici opere che costituiscono un’antologia, non completa ma esauriente, della sua lunga milizia pittorica, non solo sotto l’aspetto tecnico-stilistico quanto piuttosto dal punto di vista contenutistico, poiché si può affermare che ogni tela di Reda costituisce un momento di riflessione sui diversi temi che sono di volta in volta oggetto delle sue riflessioni. Riflessioni che coprono un vasto ambito di interessi: il desiderio di documentare la sua terra in scorci che non si limitano mai alla pura e compiaciuta visione per attingere un superiore livello di testimonianza. Si guardino al proposito scorci urbani come quello delineato ne ″La Fornaretta″, l’affettuosa descrizione di una giovane recante sul capo, ab antiquo, un cesto di pane, inserita in un complicato, accattivante, incrocio di cammini convergenti su una piazzetta; oppure ″Paesaggio calabrese″, che si slarga in un respiro prolungato sino ad una sequenza di edifici che limitano lo sguardo; o infine ″Paesaggio particolare″, che narra la storia di un’antica povertà con i suoi edifici diruti e i panni stesi tra una finestra e un tetto.

Figlio di una terra di migranti per una tradizione che iniziò a fine Ottocento per intensificarsi sino alla Prima Guerra mondiale e per poi riprendere entro i patrii confini con il boom degli Anni 60/70, Reda non poteva mancare di raffigurare la triste figura de ″L’emigrante″, un giovane accasciato in una stazione in attesa del treno che lo porterà lontano dalla sua terra e dai suoi affetti. Quando gli emarginati del Meridione non sanno sollevarsi dalla loro triste condizione, allora diventano come il personaggio che l’autore delinea con sommessa partecipazione in ″Sud, atavica assuefazione″ alla miseria e, peggio, alla privazione di ogni speranza. A parte il contenuto, si tratta di lavoro superbo per l’ammirevole variare delle nuances tonali e per il virtuosismo prospettico.

Talora, Reda è meno umanamente impegnato e più classico. Ciò avviene quando riprende un tema tradizionale come la ″Natura morta″ che qui propone una serie di eleganti vasetti di varia fattura, quasi mossi sul piano dal contrasto dei colori che l’autore, di solito assai misurato nei cromatismi, esalta qui con tinte forti dialetticamente contrapposte. Nell’ambito del genere, risulta ammirevole la capacità di Reda di trasformare in riflessione il semplice parallelismo di oggetti, scelti in modo particolare: alcuni sono antichi, altri frutto della tecnologia e quindi tali da creare nel loro complesso ″Due mondi″.

In altri casi possiamo cogliere un sorriso, come nello spiritoso ed ironico ″Siccità″, nel quale un ragazzino si sostituisce, con una bella minzione, ad una fontana che non dà acqua, quell’acqua che si vede nel sottostante invaso.

Reda mostra anche di essere un fine psicologo quando si sofferma su un problema individuale, quello del perplesso anziano posto di fronte alla sfrontata avvenenza di una donna seminuda che lo stordisce fra desiderio e incapacità di manifestarlo, come bene appare in ″Smarrimento totale″ cui fa da pendant lo splendido ″Solitudine″, una tela preziosa per impostazione, sagacia psicologica e doti stilistiche.

Chiuderemo la nostra rassegna aggiungendo che il Maestro è capace di interessarsi a drammi individuali, come testimonia ″Apocalisse″, un quadro che si commenta da solo, nel cupo dolore di una madre disperata per la rovina di un figlio.

Aldo Maria Pero, Novembre 2019

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:51
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO Personale "Orfeo Reda Opere" PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 15:36

Da domenica 6 ottobre 2019 con inaugurazione ufficiale alle ore 17.00, nel quadro della sua presenza nel veneziano Palazzo Zenobio, in occasione della 58ma Biennale d’Arte di Venezia, il Movimento Arte del XXI Secolo presenta la mostra personale di Orfeo Reda, un maestro della gloriosa città calabrese di Amantea, un centro in provincia di Cosenza. Amantea è una piccola urbs tardoromana, bizantina, araba, normanna, sveva, angioina, aragonese, spagnola. Il suo castello, formidabile piazzaforte di tutti i potentati locali, oggi purtroppo in rovina, ferito da due terremoti e quasi distrutto dalle truppe napoleoniche all’inizio dell’Ottocento, è stato testimone per più di mille anni di tutta la storia dell’Italia meridionale.

La vasta e multiforme opera del Maestro Reda è invece la viva e sofferta testimonianza dei problemi sociali della sua terra, anche se il suo lavoro, ricco di temi e di soggetti, ha illustrato non solo certe mestizie calabresi ma ha anche dato vita con vivacità di spunti e di scelte cromatiche a nature morte che a buon diritto si innervano nella miglior tradizione novecentesca del genere. Non mancano tributi diretti alla sua regione con ampi scorci paesaggistici caratterizzati da una resa scabra ed intensa. Altrettanto importante è la produzione di ritratti, che raramente indugiano sull’immobilità del personaggio dipinto, ma lo colgono nel gesto e più ancora in varie disposizioni d’animo, qualche volta in un atteggiamento di resa a forze soverchianti. Non mancano per contro bozzetti mondani, con visioni di bagnanti colte non senza un piccolo moto di ironia. Nel complesso, la pittura di un saggio che tutto ha visto e compreso e si rende testimone non solo dei propri pensieri ma di una più vasta e complessa stagione storica.

La mostra proseguirà sino al 3 novembre 2019 con orario da martedì a domenica, ore 10.00-18.00.

Venezia Palazzo Zenobio Orfeo Reda

 

 

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:45
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" .Allestimento PDF Stampa E-mail
Venerdì 01 Novembre 2019 20:44

 

Il Movimento Arte del XXI Secolo ha dato vita nell’ottobre 2019 alla sua seconda mostra, Arte Contemporanea in Laguna, nelle sale del veneziano Palazzo Zenobio, sempre comprese nel quadro della 58. Biennale d’Arte.

Licinia Visconti, Art Director del Movimento, ha provveduto a filmare l’allestimento che proponiamo alla vostra attenzione. Avrete modo di vedere la sequenza delle sette sale nel loro insieme e successivamente di soffermare la vostra attenzione sulle singole opere che momentaneamente abbelliscono pareti onuste di storia.

Il video propone le opere di due artisti che hanno partecipato con altrettante personali che per ragioni stilistiche si pongono in contrasto fra di loro: si tratta del romano Giancarlo Delmastro e del calabrese Orfeo Reda. Il primo è il protagonista di uno straordinario empito cromatico che tende ad esaltare un contenuto forgiato sulle fonti stesse dell’universo, ovvero le energie creative che sottendono alla possente architettura del cosmo. C’è in questa appassionata ricerca dell’elemento primo una sorta di Urgeschichte individuata dalle equazioni di Albert Einstein e qui riproposta con strenua e commossa volontà rappresentativa nella quale il colore risulta al contempo mezzo e fine dei concetti formulati. Il Maestro della Magna Grecia, Reda appunto, impiega il colore in termini di medietas figurativa perché altri sono gli interessi che informano il suo lavoro, teso a proporre una precisa serie di snodi nei quali si articolano l’amore per la sua terra, l’acutezza dell’osservatore di uomini e cose, la sensibilità sociale e la pietas personale verso i drammi individuali, tratteggiati nelle sue situation-forms, i bozzetti che si possono definire narrativi in quanto illustrano vicende colte nell’attimo ma proiettate nel divenire.

Oltre alle due personali, la mostra comprendeva una collettiva di sette raffinati artisti che hanno posto in luce la personalità di Stefania Basso, autrice di tre disegni diversi per realizzazione ed intenti, ma unite dall’eleganza di una mano capace delle più ardue imprese tecniche; di Valeria Bucefari, autrice di straordinarie fantasie che tra situazioni da circo, rievocazioni di giullari medievali e ambientazioni stravaganti indaga tela per tela la situazione umana, i suoi limiti e le sue contraddizioni spesso celate in un ricco mondo di simboli e di allusioni che confluiscono in un tessuto di lettura complesso e seducente; di Angelo Conte, artista di ammirevole intensità espressiva impiegata in opere caratterizzate da un gran numero di simboli, di intuizioni e di polemica dialettica; di Bruno Gabrieli, scultore cui riesce di ridurre il legno alle proprie volontà d’arte rispettando l’intima natura del noce cui è ricorso per realizzare le tre sculture che illustrano la manifestazione veneziana; di Fabrizio Gemma, ritrattista che parrebbe di scuola caravaggesca per il suo far emergere i volti ritratti dall’oscurità dei fondali e sfruttare il contrasto coloristico per indagare la psicologia dei personaggi raffigurati; di Guglielmo Meltzeid, pittore dalle numerose suggestioni, che vanno dalla tenerezza per l’infanzia alle aggraziate presentazioni dei volti di proustiane ″fanciulle in fiore″, dalla realizzazione di vasti orizzonti paesaggistici sino all’iperrealistico amore verso i motori, talora colti con le piccole ironie che si possono ammirare in due delle tre tele presenti in mostra; di Henrik Saar, un pittore danese, autore di una tecnica straordinariamente incisiva posta al servizio di un lavoro molto riflessivo, che indaga sine ira ac studio una serie di realtà psicologiche attuali, come ad esempio la maternità differita agli anni in cui non solo si può garantire maggior sicurezza ai figli, ma soprattutto dopo aver potuto godere appieno della propria giovinezza senza gli oneri che comportano la loro cura.

Nostri ospiti sono stati tre artisti siciliani: Francesco Anastasi, Luigi e Patrizia Prado. Il primo è autore di una tela di eccezionali dimensioni con un’altezza di tre metri e una larghezza di dieci; uno spazio che ha consentito all’autore non di rappresentare la Vucciria, lo storico mercato di Palermo, ma di narrarne la storia in una serie di sapidi episodi che recavano l’impronta, in sede laica, delle medievali Storie di santi. Uno stile impostato su colori netti e su un’impronta naïve rende particolarmente godibile l’impresa di Anastasi. Luigi Prado si è mosso su un sentiero tradizionale mentre sua figlia Patrizia ha esposto due vivaci lavori di carattere espressionista.

Aldo Maria Pero

Arte Contemporanea in Laguna

Palazzo Zenobio

Sestiere Dorsoduro 2596

Venezia

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:13
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" Inaugurazione PDF Stampa E-mail
Martedì 22 Ottobre 2019 10:03

Licinia Visconti, Art Director del Movimento Arte del XXI Secolo, presenta il video dell’inaugurazione della mostra ″Arte contemporanea in Laguna″ in corso di svolgimento nelle sale di Palazzo Zenobio a Venezia. Inaugurata dal Prof. Aldo Maria Pero il 6 ottobre 2019, l’esposizione proseguirà sino al 3 novembre, articolata sulle personali di Giancarlo Delmastro e di Orfeo Reda e sulla collettiva che comprende le sculture in legno di Bruno Gabrieli, i disegni di Stefania Basso e le tele di Valeria Bucefari, Angelo Conte, Fabrizio Gemma, Guglielmo Meltzeid e di Henrik Saar.

Il curatore ha illustrato gli aspetti fondamentali delle proposte di ogni artista esaminandone lo stile e i contenuti che comprendono una vasta gamma di soluzioni, alcune ispirate all’estetica classica, quella della raffinata riproposizione di moduli tradizionali aggiornati e soprattutto migliorati; altre derivanti all’estetica hegeliana che, con la teoria del genio, riconosceva come autentiche opere d’arte solo quelle assolutamente originali, lontane da ogni memoria del passato. La buona critica attuale non si schiera in termini pregiudiziali né per l’uno né per l’altro partito, ma valuta la qualità intrinseca di ogni singola opera.

Palazzo Zenobio

Sestiere Dorsoduro 2596

Venezia

La mostra è visitabile da martedì a domenica con orario dalle 10.00 alle 18.00

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:14
 
VENEZIA - PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" PDF Stampa E-mail
Venerdì 27 Settembre 2019 16:46

Con la mostra Arte Contemporanea in Laguna il Movimento Arte del XXI Secolo conclude la sua presenza a Palazzo Zenobio in occasione della 58. Biennale d’Arte di Venezia.

L’esposizione, allestita da Licinia Visconti e presentata dal Prof. Aldo Maria Pero, rispettivamente Art Director e Presidente del Movimento, verrà inaugurata domenica 6 ottobre alle ore 17.00 e si concluderà il 3 novembre.

La mostra si compone di tre sezioni: le due personali di Giancarlo Delmastro e di Orfeo Reda e una collettiva cui prendono parte uno scultore e sei pittori, cinque italiani e uno inglese.

Citiamo per primo Guglielmo Meltzeid perché festeggia in questa occasione i cinquant’anni di attività che si sono dipanati in una carriera ricca di successi internazionali e notevole anche per una ragione storica, ossia la circostanza che negli anni della lotta per la supremazia mondiale fra Stati Uniti ed Unione Sovietica aveva un atelier a New York e un altro a San Pietroburgo, evidentemente tollerato dalle autorità moscovite nonostante il fatto di aver dipinto il ritratto ufficiale di Nancy Regan. Più tardi, come dimostra un quadro esposto in mostra, è passato a soggetti femminili più incantevolmente giovani. Artista dotato di grande tecnica, ritrattista delizioso e infedele, Meltzeid ama esprimersi in una dimensione iperrealista non priva di qualche celia surrealista, come ad esempio quando delinea una veduta veneziana sul coprimozzo della Ferrari o un’altra moto su quello dell’Harley-Davidso«n, piccolo particolare che giustifica il titolo della tela.

Un elemento di grande festa vanta anche Giancarlo Delmastro, il quale -citiamo i grandi- come Franz Joseph Haydn, Giuseppe Verdi e Johann Wolfgang von Goethe, in un momento straordinariamente felice, in tarda maturità, ha prodotto con irresistibile impeto le opere più importanti della sua carriera di pittore, carriera che si affianca a quella assai feconda di architetto. Parlo di straordinari slanci di un’astrazione tesa, sofferta, dinamica, volta verso l’infinito, verso le coordinate essenziali dell’universo, intuito ma posto oltre la visione. La sua astrazione, infatti, non pretende di delineare l’invisibile, ma di crearlo. Ambizione sovrana.

Qualcosa da celebrare ha anche Orfeo Reda, impegnato a Venezia in quella che è forse la più importante delle sue personali. Maestro provinciale, il calabrese Reda mostra con le sedici opere qui esposte di essere tale solo per sorte e per nascita, mentre possiede mezzi tecnici e doti di pensiero che gli meritano un’illustre collocazione su più vasti orizzonti. Per non citare i ritratti scavati dall’indagine psicologica e le figure affrante da avversi destini o colti in atteggiamenti di falsa mondanità, una grande e ammirata attenzione deve accendersi di fronte alle sue eleganti nature morte, un altissimo gioco di equilibri geometrici e di raffinato impiego del colore, al contempo mezzo e fine delle sue creazioni.

Il limiti di spazio costringono ad una maggior sobrietà le presentazioni degli altri artisti, tutti degni di grande attenzione, un’attenzione di cui godranno nelle presentazioni di sala e nel catalogo.

Stefania Basso presenta tre opere assai diverse tra di loro a dimostrazione di un talento capace di esprimersi con multiforme ingegno: un delizioso Angelo che ripropone la medievale querelle sul sesso degli angeli. Si tratta comunque di un disegno di lucida coerenza formale, mentre superbe doti tecniche caratterizzano il Giovanni Bellini Memory. Il Dono è, nella sua essenzialità un modo per cogliere lo spirito della Rinascenza e che per il disegno delle mani e per la distribuzione dello spazio ricorda forse l’Annunciata di Antonello da Messina.

Valeria Bucefari, creatrice di una pittura falsamente figurativa, presenta nelle sue due opere altrettanti esempi della sua maniera allusiva, equivoca, simbolica, ricca di segni e simboli da decifrare. Esagero, ma, modificati i tratti delle figure, questa è una rivisitazione, passata anche attraverso Magritte, di Hieronymus Bosch.

Angelo Conte, presente con cinque opere, mostra uno straordinario mondo nel quale si concentrano, in una versione originale, i risultati migliori dei grandi movimenti di ricerca del Novecento.

Unico scultore, Bruno Gabrieli, propone una produzione di cui il legno è protagonista e nella quale, secondo la tradizione delle più importanti lezioni contemporanee, il materiale non è aggredito ma assecondato sino ad ottenere dalle forme originali soluzioni ricche di significati, polite e di grande eleganza formale.

Fabrizio Gemma pone al centro della sua produzione i ritratti, realizzazioni non celebrative ma tendenti a cogliere l’intima natura dei personaggi rappresentati, come nel caso di questa sofferta Dalida.

L’inglese Hentik Saar è autore di una serie di lavori nei quali, con grande originalità, ha elaborato una sua maniera di raffigurazione e una particolare tecnica realizzativa.

Palazzo Zenobio Arte contemporanea in Laguna

 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO "Arte contemporanea in Laguna" Slideshow PDF Stampa E-mail
Martedì 22 Ottobre 2019 09:53

Il Movimento Arte del XXI Secolo ha inaugurato il 6 ottobre 2019 una mostra le cui immagini vengono qui proposte da Licinia Visconti, Art Director del Movimento.

Presentata dal Prof. Aldo Maria Pero, la mostra si articola su due personali e su una collettiva cui prendono parte Stefania Basso, Valeria Bucefari, Angelo Conte, lo scultore Bruno Gabrieli, Fabrizio Gemma, Guglielmo Meltzeid e il danese Henrik Saar. Le personali sono dedicate all’architetto romano Giancarlo Delmastro e al Maestro calabrese Orfeo Reda.

Come è stato rimarcato nel corso del vernissage, l’insieme dei partecipanti, non numeroso ma di alto profilo, come voluto dalla filosofia operativa del Movimento, ha offerto un’antologia molto interessante delle attuali rilevanze stilistiche nel campo delle arti figurative. Stefania Basso in tre opere assai diverse fra loro ha voluto mostrare come la modestia dei mezzi impiegati possa raggiungere alti profili stilistici ove sia sostenuta da rilevanti dosi di disegno e di risorse tecniche; Valeria Bucefari rinnova dalla sua provinciale Perugia quanto era avvenuto nella Rinascenza, ossia la fioritura di un importante momento artistico alternativo allora a Firenze e Venezia, oggi a Roma e Milano; Angelo Conte propone una volontà d’arte densa di forza espressionistica e di concettualità simbolica; Bruno Gabrieli dimostra come la scultura sia il risultato delle ricerca condotta dallo scalpello nelle viscere del legno con il risultato di creare figure coinvolgenti nella politezza formale del legno; Fabrizio Gemma ha lo status degli antichi ritrattisti che impiega per conferire sostanza espressiva e densità psicologica ai suoi volti; Guglielmo Meltzeid si misura con mezzi tecnici eccezionali per ottenere risultati che in un brillante iperrealismo sembrano dotati di intima vita; Henrik Saar ha portato a Venezia due singolari meditazioni sulla vita umana realizzate con rara maestria tecnica; Giancarlo Delmastro espone dieci tele che costituiscono il risultato di una febbrile estate creativa che gli ha permesso di superare limiti artistici che parevano definitivi in un sontuoso astrattismo ricco di significati ascosi; al contrario, Orfeo Reda  propone una ricca selezione di tele frutto di lunga applicazione al proprio universo ispirativo con affettuosa attenzione per lo spirito dei suoi conterranei e per la natura della sua terra.

La mostra prosegue sino al 3 novembre 2019 con orario 10.00-18.00

Palazzo Zenobio, Sestiere Dorsoduro 2596, Venezia

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Novembre 2019 22:15
 
VENEZIA PALAZZO ZENOBIO - Fabio Massimo Ulivieri Video della personale "Mythography of Milan" PDF Stampa E-mail
Venerdì 13 Settembre 2019 17:13

Nell’ambito della 58ma Biennale d’Arte di Venezia il Movimento Arte del XXI Secolo ha allestito, a cura di Aldo Maria Pero, una personale di Fabio Massimo Ulivieri affidando l’allestimento del video all’Art Director Licinia Visconti. Non si poteva pensare a luogo migliore di Palazzo Zenobio per esporre la sua produzione. Le antiche sale della sontuosa dimora veneziana si sono aperte alla poesia della storia che spirava dalle tele che con mesti accenti rievocavano il passato di Milano.

Con mano sobria il maestro milanese ha tracciato il ricordo di alcuni dei monumenti più significativi di Milano: il Castello Sforzesco, il Duomo, la Ca’ Granda e il leonardesco Cenacolo. Lungi da qualsiasi cedimento al vedutismo, Ulivieri ha risolto il proprio assunto ricorrendo ad una soluzione personalissima, quella di tracciare sulle tele brani simbolico-descrittivi di particolari delle varie memorie storiche rievocate. Ognuno di tali particolari ha il còmpito di sollecitare il ricordo e l’intelligenza del riguardante cui l’artista ha delegato il compito di una partecipazione attiva, quella di partire dal simbolo, dal suggerimento, per ricostruire nella propria mente l’intero Castello o il Duomo e così via.

Tale modo di dipingere, a spatola o a pennello, disteso sul supporto o densamente materico, ricorre a colori di tenue pastello, appunto le nuances cromatiche dei sogni, destinati a farsi vive nella mente degli spettatori, chiamati ad essere entità partecipi di una missione artistica, quella di provocare la ″resurrezione″ dei monumenti evocati. Di qui i titoli: Resurrezione del Castello, Resurrezione del Duomo, ecc. 

In questi termini Ulivieri ha realizzato un miracolo della memoria, dell’arte e della fede.

Aldo Maria Pero, Settembre 2019

Ultimo aggiornamento Domenica 15 Settembre 2019 15:20
 
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